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Turchia in Ue: Erdogan canta vittoria, ma resta il problema di Cipro

BRUXELLES - La sensazione di aver scritto una pagina storica per il suo paese e la consapevolezza che il successo diplomatico potrebbe costargli molto caro in termini di consensi interni. Con questi sentimenti contrastanti Recep Tayyip Erdogan - il primo ministro turco che dopo 41 anni di promesse e rinvii è riuscito a strappare una data per l'apertura dei negoziati di adesione all'Unione europea - si è presentato alla conferenza stampa conclusiva in un lussuoso albergo di Bruxelles.
Nel corso del suo discorso Erdogan ha voluto prima ricordare le tappe di questo lungo processo. In primo luogo le tante «promesse» fatte dall'Ue nel vertice di Copenaghen a cui la Turchia - ha sottolineato con un tono polemico - «aveva creduto», così come il rapporto della Commissione di Bruxelles che confermava come Ankara aveva «rispettato pienamente tutti i criteri» per l'apertura dei negoziati.
«Abbiamo creduto a quelle promesse» ha detto con tono rammaricato il premier turco. «Ma nonostante tutto ciò - ha aggiunto riferendosi alle clausole di salvaguardia sull' immigrazione dei lavoratori turchi imposte oggi dai 25 - ci sono stati sottoposti alcuni nuovi criteri che nulla hanno a che fare con Copenaghen» e che anzi in alcuni casi sembrano «contrari» ai principi della stessa Unione europea.

Dichiarazioni fatte esclusivamente in chiave interna con l'unico obiettivo di rassicurare gli elettori e il suo stesso partito che il primo ministro non ha sacrificato Cipro sull'altare dell'Europa. L'estensione a tutti i 25 paesi membri dell'Ue del protocollo di Ankara, ha scandito Erdogan a favore delle telecamere, «non è in alcun modo un riconoscimento» di Cipro. Si tratta di una «procedura tecnica», ha aggiunto sottolineando di aver fatto «mettere a verbale» questa precisazione nel corso del vertice Ue.
In realtà giornalisti e diplomatici turchi sono i primi a riconoscere che, se non formale, si tratterà comunque di un riconoscimento di fatto.
Per questo Erdogan ha presto cambiato tono ed espressione per sottolineare con un sorriso che, pur se incompleta, quella di oggi è comunque una «vittoria» per il suo paese. Il primo ministro ha parlato - per ben tre volte - di «passo storico» che porterà «benefici» non solo alla Turchia, ma «all'Unione europea e ai suoi cittadini». L'Ue, ha ricordato, potrà contare sull'importanza «geostrategica» della Turchia mentre Ankara potrà finalmente «assumere il posto che merita» sul palcoscenico internazionale. Ma nonostante l'entusiasmo di rito - sottolineato dagli applausi di alcune centinaia di persone fra giornalisti, parlamentari turchi e diplomatici - lo stesso Erdogan ha dovuto ricordare che quello di oggi, anche se «storico» è solo un primo passo e che la strada verso l'Unione europea è ancora tutta in salita.
«Da oggi in poi il processo di avvicinamento all'Ue sarà ancora «più duro e difficile», ha ammonito Erdogan, anche se - ha subito aggiunto tornando a sorridere - non ci saranno più promesse non mantenute perché la data del 3 ottobre ormai non potrà più essere modificata.
Federico Garimberti

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