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Romano Prodi ROMA - Da quando è tornato ufficialmente in Italia e ha vestito i panni del leader della coalizione di centrosinistra, Romano Prodi è stato messo subito alla prova con la «patata bollente» delle candidature alle elezioni regionali, passatagli dai leader della coalizione «prigionieri» di veti incrociati e diktat. Il professore è alle prese con la matassa ingarbugliata dei candidati da una quindicina di giorni e al termine di questa settimana romana di incontri e colloqui se n'è tornato nella sua Bologna per riordinare le idee.
In mattinata il professore avrebbe dovuto presiedere un vertice della Gad, che era considerato decisivo per chiudere la partita delle candidature, ma ieri sera l'ha dovuto annullare per non dover registrare un fallimento e potersi dare ancora un margine di tempo per trattare.
Prodi, comunque, non sembra intenzione a tirare le cose a lungo e, dopo la pausa del week-end, vedrà nel pomeriggio di lunedì prima i leader dell'Ulivo e dopo i leader dell'intera coalizione a cui esporrà la sua posizione. I nodi della Lombardia, della Puglia e della Basilicata non si sono sciolti; anzi, si sono ulteriormente ingarbugliati per il contrasto tra i Ds e il Prc sulla candidatura di Niki Vendola in Puglia e, soprattutto, per l'iniziativa di Clemente Mastella (che chiede la presidenza della Basilicata) di alzare la posta e fare la voce grossa dopo che alla Camera è stato insultato da alcuni esponenti del centrosinistra per come aveva condotto i lavori d'Aula nel corso del dibattito sulla legge Cirielli.
Quell'incidente si è chiuso con la decisione del leader dell'Udeur di ritirare le dimissioni da vicepresidente della Camera, ma è rimasto in piedi il risvolto politico della vicenda.
Mastella, al termine di un ufficio politico, dopo aver fatto filtrare notizie di un possibile abbandono dell'alleanza, ha sottolineato che la situazione è a un punto «serio di crisi» e ha chiesto a Prodi, che «è il leader», di trovare la soluzione avvertendo che l'Udeur però «non può aspettare all'infinito». Al momento, però, Mastella non sembra intenzionato a partecipare al vertice di lunedì. Si vedrà se tra sabato e domenica, Prodi riuscirà a fornirgli garanzie tali da indurlo a presentarsi alla riunione collegiale.
«Prodi non ha la bacchetta magica», osservano nel suo entourage, ma «non si tira indietro» ed «è determinato a trovare una soluzione che possa esser condivisa da tutti».
In questa settimana ha sentito sia dirigenti nazionali che locali dei partiti della coalizione e tra ieri e oggi ha avuto «decine» di contatti e incontri. Nel suo studio a piazza Santi Apostoli, luogo storico dell'ulivismo, sono andati Fassino, Marini, Bordon, Monaco, La Forgia e altri. È stato in contatto con Mastella e con Bertinotti, e a Bologna tirerà le somme di tutti questi incontri. Prodi, al vertice, potrebbe chiedere le primarie in tutte le situazioni dove permangono contrasti. I Ds non sono affatto ostili a questa ipotesi, così come non lo sono i Dl. Tra i partiti piccoli, i Verdi sono i più schierati. Anche oggi Pecoraro Scanio ha rilanciato l'idea delle primarie in Puglia, Basilicata e Lombardia come metodo giusto per «superare i veti incrociati». Per i Ds, Vannino Chiti ha esortato a «chiudere presto» con l'auspicio che lunedì prossimo si possa raggiungere un compromesso. «Quando non vi sia convergenza su un candidato è necessario far scattare la regola delle primarie», ha sottolineato Chiti, ricordando come in Calabria la situazione si sia sbloccata con una elezione locale. Un messaggio di fiducia, intanto, viene da Francesco Rutelli che ha sostenuto da Napoli che «con Mastella la situazione si recupera», assicurando che per la Margherita sia Udeur che Rifondazione sono «forze importanti» che hanno diritto ad un giusto riconoscimento. Sempre lunedì, mentre a Roma si riuniranno i vertici della Gad, in Puglia si dovrebbero svolgere le primarie per scegliere il «candidato vincente» visto che i Ds puntano su Francesco Boccia mentre il Prc insite su Vendola. Il condizionale è d'obbligo perché proprio in queste ore il Prc da Roma chiede il rinvio delle primarie pugliesi privilegiando l'accordo a livello nazionale sul voto locale. Negli ambienti ulivisti c'è chi sottolinea come il partito di Bertinotti sia «l'unico partito centralista» rimasto, per cui a Bari si aspettano le indicazioni dai dirigenti nazionali. In attesa del nuovo round di incontri nella settimana di Natale, nei partiti della coalizione anche oggi si ripete il ritornello che occorre «designare il candidato che ha più possibilità di vincere». Di sicuro questa è la posizione di Prodi, come assicurano in ambienti a lui vicini, anche se in questa settimana il Professore si è trovato, al di là delle dichiarazioni ufficiali, di fronte ad una situazione «incancrenita» da contrasti tra centro e periferia dove giocano anche fattori personali. Si vedrà lunedì se il candidato premier della Gad saprà recidere il nodo gordiano delle candidature rafforzando così la sua leadership.
Corrado Sessa

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