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Le anguille di Lesina

Le anguille di Lesina, non sono più abbondanti come una volta perciò sono state "adottate" da Slow Food che le ha incluse tra quei "presidi" necessari a salvaguardare i prodotti tipici italiani in via di estinzione. Quelli pugliesi sono il capocollo e il lardo affumicato di Martina Franca, il pane di Altamura (ormai quasi salvo perché ha ottenuto il Dop), le arance, il caciocavallo podolico del Gargano e le anguille di Lesina dove un'escursione è proprio raccomandata ai "curiosi viaggiatori" di buon palato e di buon occhio, per una serie di motivi. Tra questi anche il fascino che ha la laguna in questi giorni a ridosso del Natale. Magari ci sarà da rimanere inorriditi per certe improvvide speculazioni edilizie, ma ancora c'è molto da vedere di naturale. Sulla striscia di terra e sabbia che divide la laguna dal mare cresce una splendida vegetazione mediterranea di tamerici, eriche, lentischi, mirto, rosmarino, ginepro, corbezzoli e pini d'Aleppo, qualche sparuto leccio, mentre a Foce del Fortore ci sono boschi di salici e pioppi bianchi. Nelle "fantine", piccoli stagni, fiorisce il rarissimo cisto, qui a volte si scorgono placide e smeraldine tartarughe di terra.
Tombolo, bosco o isola viene chiamato questo posto da sogno dove le acque salmastre del mare sono in indissolubile matrimonio (e baruffa) con quelle dolci del lago. E questo a tutto vantaggio della popolazione ittica nonostante le tante crisi che hanno colpito (anche per politiche miopi) il settore, le cose non sono più come un tempo. Basti pensare che i pescatori dai 400 degli anni 60, sono ora un'ottantina e dei 10 mila quintali di pescato sino agli inizi del 1900, oggi se ne cattura solo 100.
Si sta correndo ai ripari: il CNR (Consiglio Nazionale delle ricerche) da tempo conduce ricerche e analisi per ricreare, nel rispetto dell'ambiente e dell'economia, le condizioni ideali di un tempo quando la laguna era un paradiso della pesca e impiantarvi oggi moderne strutture d'acquacoltura.
In laguna sono spesso ospiti tante varietà di uccelli per ammirare i quali è bene rivolgersi al centro visite di Lesina affidato alla Lipu (Lega italiana protezione uccelli). Gli addetti vi porteranno nei punti adatti per vedere aironi, alzavole, tarabusi mentre si corteggiano, nidificano e vanno a pesca. Con qualche straccetto di fortuna chissà che non capiti di vedere un cigno nero o una gru e più verso mare anche qualche tartaruga "Caretta caretta". Il centro è aperto tutti i giorni e offre anche questi servizi: trasporti in laguna su catamarani (tempo permettendo) adatti anche per i disabili, visita al museo etnografico, al museo naturalistico-acquario.
Un fine settimana diverso tra nelle brume della laguna così come spesso faceva anche Federico II di Svevia.
Ed eccolo, ancora lui, Federico II di Svevia, uscire dalle pagine di storia e andare a zonzo, spinto dal vento della leggenda, sul lago, meglio laguna, di Lesina - Foce del Fortore, in quella sempre sorprendente provincia di Foggia.
Secondo una tradizione molto radicata, il Puer Apuliae ci andava a caccia con il falco e quando ciò faceva lì c'era un tripudio di uccelli acquatici migratori e stanziali che ben pascevano tra la rigogliosa vegetazione. Nelle acque poi tra anguille, cefali, spigole, orate e crostacei c'era abbondanza di ingredienti per preparare quei piatti sopraffini che, sempre secondo leggenda, tanto piacevano a Federico. Soprattutto le anguille (e i capitoni, cioè le femmine più grasse e saporite) che ancor oggi, arrivando (un po' meno che in passato) dopo lungo quanto misterioso viaggio dal Mar dei Sargassi anche a Lesina, oltre chi in tante altre zone umide d'Europa, vengono catturate e proposte in piatti che, se proprio non ha mai consumato il Puer, certamente avrebbe gradito, data la sua fama di buongustaio.
V.Stagn.

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