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I ricatti sul lavoro

ROMA - Sono 373mila (il 3,1%) le donne tra i 15 e i 59 anni che nel corso della vita lavorativa sono state sottoposte a ricatti sessuali sul posto di lavoro: in particolare l'1,8% per essere assunte e l'1,8% per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera. Il 55,6% ha finito con il cambiare lavoro volontariamente, rinunciando alla carriera, solo il 4,4% ha continuato a lavorare mentre il 3,5% è stata licenziata. A dirlo è l'indagine dell'Istat sulle violenze e le molestie sessuali subite dalle donne nel corso della vita e nei tre anni precedenti l'intervista, condotta nel 2002 su un campione di 22mila 759 donne, i cui dati sono stati diffusi oggi.
Nei tre anni precedenti l'indagine, sono invece state 92mila (lo 0,8%) quelle che hanno subito ricatti sessuali sempre sul luogo di lavoro, rispettivamente lo 0,4% per essere assunte e lo 0,5% per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera.
Più alto è però il numero delle donne a cui è stata chiesta una «disponibilità sessuale» al momento della ricerca di un lavoro: risultano essere più di mezzo milione (582mila), il 4,9%; 160mila, l'1,4%, nei tre anni precedenti l'intervista.
Inoltre, sempre sulla base dell'indagine Istat, sono soprattutto le donne con un titolo di studio elevato ad essere vittime di ricatti sessuali nel corso della vita: le donne che presentano il tasso di vittimizzazione più basso hanno infatti al massimo la licenza elementare (1,3%). Il nord-est e le isole presentano il minor numero di vittime, così come i comuni più piccoli e medio-piccoli.
Ma, quando una donna subisce un ricatto sessuale, nel 77,1% dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro (65,3% negli ultimi tre anni). Solo il 22,9% ha raccontato la sua esperienza, soprattutto ai colleghi (16,4%). Quasi nessuna ha denunciato l'esperienza alle forze dell'ordine; la motivazione più frequente è il ritenere il fatto «non abbastanza grave» (28,6%) seguita dalla «mancanza di fiducia nelle forze dell' ordine» (23,7%) e dalla «paura di essere giudicata e trattata male al momento della denuncia» (22,5%).

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