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I no delle toghe alla riforma

ROMA - «Impraticabile» ma soprattutto «incostituzionale»: questa la critica di fondo che la magistratura ha sempre rivolto alla riforma dell'ordinamento giudiziario. E in più documenti sia il Csm, sia l'Associazione Nazionale Magistrati, hanno richiamato l'attenzione sui punti che secondo loro stridono con la Costituzione. Ecco in sintesi i principali.
SCELTA DEFINITIVA DELLE FUNZIONI - Dopo un concorso unico di accesso e cinque anni di servizio, la riforma prevede che ogni magistrato scelga definitivamente se fare il giudice o il pubblico ministero. Così, sostengono Csm e Anm, si separano di fatto le carriere, in contrasto con quanto stabilisce la Costituzione, che prevede un unico corpo di magistrati.
SISTEMA DEI CONCORSI - Chi vuol passare ai gradi superiori, cioè far carriera più velocemente e guadagnare di più, dovrà affrontare concorsi per titoli ed esami. Un sistema giudicato dai magistrati in violazione del principio costituzionale di pari dignità di tutte le funzioni.
ORGANIZZAZIONE DELLE PROCURE - Secondo la riforma solo il procuratore è titolare dell'azione penale e gli atti che incidono sulla libertà personale o su diritti reali devono essere assunti con il suo preventivo consenso. Solo lui potrà avere rapporti con i giornalisti. Così, lamentano il Consiglio superiore e il sindacato delle toghe, si lede l'indipendenza dei singoli sostituti e si pone in pericolo l'effettiva attuazione dei principi costituzionali di obbligatorietà dell'azione penale, uguaglianza e di soggezione del magistrato solo alla legge.
CSM - Per la magistratura la riforma erode i poteri del Consiglio Superiore con riguardo al sistema dei concorsi, che comporterà graduatorie sottratte a un effettivo sindacato di Palazzo dei marescialli, e al sistema di formazione affidato a una Scuola della magistratura, che avrà anche poteri di valutazione della professionalità dei magistrati, e nel cui comitato direttivo il Csm nominerà solo due rappresentanti su sette.
CORTE DI CASSAZIONE - In base alla riforma i magistrati della Cassazione parteciperanno a tutte le commissioni di concorso e avranno un titolo preferenziale per accedere agli incarichi direttivi. In questo modo, sostengono Anm e Csm, la Suprema Corte diventa il vertice organizzativo dell'ordine giudiziario in contrasto con il principio dell'indipendenza interna dei magistrati.

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