Giovedì 13 Dicembre 2018 | 00:16

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Berlusconi: «Entro febbraio via libera alla riforma»

ROMA - «Il ministro competente prenderà in carico la questione. Daremo la nostra risposta in un tempo abbastanza breve perchè non credo sia una questione così difficile». Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, al termine del vertice del Ppe, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di commentare il rinvio alle Camere della riforma dell'ordinamento giudiziario. «Possiamo introdurre queste modifiche semplici e, entro febbraio, possiamo tranquillamente dare il via alla riforma». «E' una buona riforma anche se è una riforma un po' all'acqua di rose. Non è la riforma che ci vorrebbe per il problema della giustizia in Italia che continua ad esistere. E' il passo che siamo riusciti a fare».
«Rispetto regole e procedure»: è questo il commento di Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, sul rinvio al Parlamento della riforma dell'ordinamento giudiziario da parte del presidente della Repubblica. «Non ho alcun commento da fare - aggiunge Casini - perché credo non sia corretto da parte di un presidente di assemblea fare alcun commento. Bisogna solo prendere atto e rispettare le decisioni del capo dello Stato».
«Il capo dello Stato va sempre ascoltato con attenzione e rispetto. Con tanta più attenzione e tanto più rispetto quando parla come garante della Costituzione. Mi pare assolutamente ovvio che dei suoi rilievi si dovrà tenere conto». Così il vicepremier Marco Follini, a margine della direzione nazionale dell'Udc, commenta la decisione del Quirinale di rinviare alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario.
«Prendiamo atto dei rilievi del Quirinale e ritengo che sarà possibile apportare correzioni. Ma si tratta di rilievi marginali e prevedibili su una legge tanto complessa: se questi sono i dubbi del Presidente vuol dire che il suo giudizio sulla riforma è positivo». Lo ha detto all'Ansa il ministro per le Riforme Roberto Calderoli commentando il rinvio alle Camere del Quirinale sull'ordinamento giudiziario.
«Il fatto che si tratti di aspetti marginali che non intaccano la struttura della riforma dimostra- ha concluso Calderoli - la falsità delle accuse sollevate contro la riforma. Certo, se la legge fosse stata promulgata era meglio, ma posso comprendere la pressione mediatica esercitata sul Presidente da parte delle categorie».
Insomma, la Cdl difende la proposta di legge che contiene la norma cosiddetta salva-Previti, mentre la Gad contesta definendo il provvedimento «un caso di 'macelleria giudiziaria» come dice Paolo Cento (Verdi) o «un'amnistia mascherata» come i Ds. Anche per Katia Bellillo (Pdci) si tratta di «un'amnistia mascherata» che «serve solo ad un amico sincero» e che taglierà «i termini di prescrizione di reati come il furto aggravato, l'usura e la corruzione». Analogo il giudizio di Giuliano Pisapia (Prc): «Ancora una volta - dichiara - la giustizia in Italia viene addentata, addomesticata, narcotizzata. Da questo testo che viene approvato oggi esce sconfitto lo stesso senso della giustizia. Si ottiene un codice deformato che ci riporta indietro di molti anni».
Di diverso avviso il deputato della Lega Luciano Dussin che «rivendica» alla Lega la paternità di questo testo: «E' stata la Lega per prima - ricorda - a richiedere l'inasprimento delle pene per i recidivi. Oggi siamo sulla buona strada rispetto al programma che il governo della Cdl si era prefisso di attuare in tema di Giustizia e sicurezza. E diciamo no alle prediche di una sinistra che nel 1999 ha modificato delle leggi solo per salvare Romano Prodi».
Anche l'Udc, con Michele Ranieli, difende la proposta di legge dichiarando che «risponde ad esigenze fortemente sentite nel Paese». I centristi, spiega, hanno «superato tutte le proprie perplessità grazie al confronto parlamentare che c'è stato nella Cdl» e quindi ora votano «convinti e soddisfatti». «Ancora una volta invece - osserva Dario Franceschini della Margherita - sono state calpestate le regole, i calendari parlamentari. La Cdl usa il Parlamento per uso personale. Ci eravamo illusi che il tempo delle leggi ad personam fosse finito, ma ora c'è una nuova dimostrazione di arroganza perché a qualcuno troppo potente non si può dir di no, al punto che questa legge più che salva-Previti si dovrebbe chiamarla salva-Berlusconi». «A questo testo - interviene Italo Bocchino (An) - votiamo sì senza imbarazzo perché è una legge giusta. La polemica su chi sia beneficiato o meno finisce con il distorcere quello che è il ruolo del legislatore che ha solo il compito di chiedersi se una legge sia giusta o sbagliata. In Parlamento non si può ragionare e votare con la pancia».
Diametralmente opposto il giudizio di Paolo Cento (Verdi) che attacca il provvedimento perché «salva solo i colletti bianchi» mentre «seppellisce per sempre in galera chi invece compie reati dettati solo dal disagio sociale». «Sarà un'amnistia strisciante non solo per Cesare Previti - prosegue - ma anche per qui funzionari accusati di aver torturato i manifestanti durante il G8. Quando questa norma entrerà in vigore quel processo sarà cancellato. La vostra - dichiara rivolgendosi ai banchi della maggioranza - è una scelta scellerata!».

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