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Un protagonista della guerra di camorra

NAPOLI - Carmine Alfieri, 51 anni, fratello di Francesco, ucciso oggi a Piazzolla di Nola (Napoli), è stato uno dei protagonisti della guerra di camorra che ha insanguinato Napoli e provincia tra gli anni Ottanta e Novanta, capo clan rispettato e temuto, protagonista di affari illeciti e tessitore di alleanze con esponenti politici.
Insomma, un boss storico ma anche un manager. La rivista ufficiale del Sisde lo descriveva, infatti, come «simbolo della moderna cultura delinquenziale imprenditrice».
Per dieci anni latitante, ricercato da forze dell'ordine dappertutto, venne arrestato l'11 settembre '92 proprio a Nola, suo regno, non distante dall'abitazione. Nel '93 iniziò a collaborare con la giustizia svelando gli affari del cartello dei clan della Nuova Famiglia che lui stesso aveva promosso all'inizio degli anni Ottanta in contrapposizione con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. Una guerra devastante con un bilancio spaventoso di centinaia di morti.
Nella storia della camorra, uno dei capisaldi dell'evoluzione dello scontro armato, è rappresentato infatti proprio dalla costituzione, tra il 1979 ed il 1981, di una confederazione di gruppi, denominata Nuova Famiglia, egemonizzata da Nuvoletta Bardellino e Alfieri, vicina a Cosa Nostra per distruggere l'organizzazione di Cutolo.
Uno scontro senza esclusione di colpi che si estende a molti altri campi e al quale si ricollegano anche le vicende delle trattative per la liberazione di Ciro Cirillo, dell'assassinio della mente finanziaria di Cutolo, Alfonso Rosanova e del suo braccio militare, Vincenzo Casillo, con la conseguente distruzione della Nco. Seguì poi lo sfaldamento della stessa Nuova Famiglia dopo la distruzione della Nco, lo scontro tra Bardellino, legato alla vecchia mafia dei Badalamenti e dei Buscetta, e Nuvoletta, le indagini giudiziarie che portano all'arresto di centinaia di aderenti ai diversi gruppi che di questa confederazione facevano parte.
Con le sue dichiarazioni, Alfieri, soprannominato 'o ntufato (cioè l'arrabbiato) fece cadere il velo dagli affari della camorra imprenditrice rivelando aspetti inediti dell'alleanza tra le bande della città e della provincia.
A dare grande potere al boss del Nolano fu anche, secondo l'accusa, la gestione degli appalti pubblici legati alla ricostruzione post terremoto, la capacità di condizionare le amministrazioni locali del Napoletano ed esponenti politici di rilievo nazionale confermando le rivelazioni di un altro boss della Nuova Famiglia, Pasquale Galasso. Mentre alcuni politici venivano avvicinati e coinvolti, altri venivano eliminati in una guerra contro chi si opponeva all'invadenza della camorra. Tra gli altri, Mimmo Beneventano, Pasquale Cappuccio, Marcello Torre.
Quella legata ad Alfieri sembra ormai una storia alle spalle. Una storia di sangue e di morte che il boss ha forse cercato di riscattare con la collaborazione fornita alla giustizia.
Ma secondo alcuni osservatori del mondo della camorra, al di là degli aspetti tutti nefasti e negativi, in Campania l'indebolimento del cartello che si può denominare «Nuova mafia campana», determinato dall'arresto di Carmine Alfieri e dalla scomparsa di Gennaro Licciardi, sarebbe una delle cause della frammentazione dello scontro tra i clan, dall'assenza di controllo sugli uomini della malavita, pronti a decidere e sparare in proprio senza rispondere a una gerachia. Cambiano gli scenari, avanzano i nuovi boss, a cominciare da Paolo Di Lauro, Ciruzzo 'o milionario, ma resta la scia di sangue e morte.

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