Lunedì 17 Dicembre 2018 | 08:03

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L'Ue pronta a revocare l'embargo delle armi alla Cina

L'AJA - Nessuna decisione concreta, ma l'impegno a cambiare politica, forse anche nei prossimi mesi: al settimo vertice Ue-Cina, il premier Wen Jibao torna a Pechino con la rassicurazione che c'è la «volontà politica» di sospendere l'embargo europeo sulla vendita delle armi, misura che tuttavia per ora rimane in piedi.
Il vertice all'Aja con il paese che il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha ricordato essere un «global player» in lungo e in largo nel mondo, ha affrontato una lunga serie di temi di un rapporto bilaterale ogni giorno più centrale per l'Europa, anche nel contesto ben più ampio delle relazioni con la dinamica regione asiatica.
Ue e Cina puntano insomma ad un nuovo accordo quadro di partenariato: per l'Europa si tratta di una sorta di grande alleanza in molteplici sfere, dall'economia e il commercio, alla tecnologia, l'ambiente, la ricerca, la difesa, l'immigrazione.
A soli sette mesi da una visita a Bruxelles in cui sono stati firmati numerosi accordi in queste e in altre aree, il premier cinese ha incassato dall'Ue un piccolo - ma significativo - passo in avanti per arrivare alla rimozione dell'embargo europeo sull'export delle armi, misura che l'Ue ha imposto nell'ormai lontano 1989 dopo l'ondata di proteste di piazza Tiananmen.
In quella che rappresenta la frase chiave del lungo documento congiunto sottoscritto al vertice, l'Ue conferma «la propria volontà politica di continuare a lavorare a favore di una sospensione dell'embargo», fatto che richiede però degli «aggiustamenti» nel codice di condotta europeo sulla vendita delle armi.
Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, il premier cinese ha detto senza mezze parole come Pechino voglia quanto prima la fine di un embargo che ormai è solo «il risultato della guerra fredda», una misura cioè che «non riflette» lo stato dei rapporti tra le due parti.

APPUNTAMENTO IN VISTA. In sostanza, la misura rimane in vigore, ma è ormai chiaro che si avvicina il momento in cui l'embargo verrà sospeso: «ci stiamo lavorando... non è ancora il momento giusto», ha detto Ben Bot, ministro degli esteri dell'Olanda, paese che assicura la presidenza di turno Ue, mentre l'Alto rappresentante per la politica estera, Javier Solana, ha fatto intravedere la possibilità che la decisione tanto attesa per Pechino potrebbe arrivare al consiglio Ue di marzo.
Sullo sfondo dei negoziati Bruxelles-Pechino rimangono le diverse posizione che i 25 hanno sul tema, con la Francia capofila fra le nazioni che spingono per lo sblocco dell'export, e la Gran Bretagna e i paesi nordici, invece, sul fronte opposto, a causa della spinosa questione sul rispetto dei diritti umani da parte di Pechino. All'Aja, la Cina si è oggi impegnata a ratificare la convenzione Ue sui diritti civili, fatto che non ha però modificato la «preoccupazione» che i 25 mantengono al riguardo.
«Abbiamo ricordato ai cinesi che quello dei diritti umani è un tema molto importante non solo per i governi ma anche per l'opinione pubblica europea», ha per esempio tenuto a precisare la portavoce di Barroso.

'MADE IN CHINA' SENZA FRODI. Barroso in prima persona ha poi affrontato quello che è un tema prioritario per l'industria dell'Italia e degli altri paesi Ue.
Ricordando la liberalizzazione del commercio mondiale del tessile che scatta il prossimo primo gennaio, il presidente della Commissione Ue ha sottolineato le «responsabilità» di Pechino nel non fare di questo appuntamento un'occasione per «aumentare in modo incontrollato le esportazioni cinesi».
Anche in considerazione di questa problematica, le due parti hanno d'altra parte sottoscritto un nuovo accordo doganale, «intesa fondamentale - hanno rilevato entrambe le parti - nella lotta contro violazioni quali la frode e la contraffazione».
Sempre sui temi economici, Wen Jibao non ha infine ottenuto dall'Ue quanto si aspettava su un punto sul quale Pechino insiste con forza da tempo, e cioè il riconoscimento al colosso asiatico dello status di economia di mercato: un altro tema che Ue e Cina hanno rimandato agli incontri bilaterali del prossimo anno.

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