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Scala di Milano riaperta: applausi

MILANO - Un grande doppio successo, proprio come il 3 agosto 1778. Oggi come allora il pubblico di Milano ha scoperto un nuovo teatro e ha premiato la stessa opera inaugurale: "Europa riconosciuta" di Antonio Salieri. Gli applausi entusiastici, durati 12 minuti, hanno accomunato gli autori e gli interpreti dello spettacolo di questa sera, da Riccardo Muti alla coppia regista/scenografo Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi, oltre all'orchestra e al coro della Scala e ai cantanti: in particolare i due soprani Diana Damrau (Europa) e Desiree Rancatore (Semele), capaci di acrobazie vocali «al limite dell' umano» - come aveva anticipato il maestro Muti - e poi Genia Kuehmeier (Asterio), Daniela Barcellona (Isseo) e Giuseppe Sabbatini (Egisto). E il pubblico non ha lesinato applausi ai ballerini Alessandra Ferri e Roberto Bolle, con tutto il corpo di ballo della Scala e il coreografo Heinz Spoerli.
Ed è stata anche la serata del riscatto per Antonio Salieri, di Legnago (1750-1825), musicista tanto apprezzato e potente in vita, tanto dimenticato e misconosciuto dopo la sua morte. Su di lui il peso dell'infame accusa, mai provata, di aver avvelenato Mozart, costruita da Aleksandr Puskin in un suo microdramma e rievocata qualche anno fa nel celebre film di Milos Forman. Ma il pubblico della Scala questa sera ha applaudito anche lui (musicista «che - per dirla con Muti - ha onorato il nostro Paese») e la sua "Europa riconosciuta", apprezzandone, insieme al maestro scaligero, «una forza melodica che è propria della musica italiana».
Ronconi e Pizzi l'hanno messa in scena con lo stesso spirito di quelli che fecero la stessa operazione nel 1778: utilizzare l'opera per mettere in luce le peculiarità del nuovo teatro. Scene aperte, quindi, senza quinte fisse e senza soffitti, con movimenti e cambiamenti di scena a vista. Scenografia minimalista proprio per mostrare meglio il nuovo spazio.
Le tinte: tutti i toni dei grigi. Nei fondali, nelle pedane, nelle varie scalinate portate sulla scena a rappresentare il luogo di svolgimento dell'azione, sia esso il trono della città fenicia di Tiro, sia le prigioni (in questo caso sono pedane inclinate realizzate con intelaiature metalliche) in cui il perfido Egisto ha gettato Europa e Asterio. Sono grigie e nere anche le armature dei guerrieri, un po' "robocop", con caschi da motociclista (integrali e non) al posto degli elmi. Il grigio si ravviva solo coi costumi di alcuni protagonisti: peplo bianco per Europa, armatura con mantello rosso per Isseo, più abiti di colore diverso (molto eleganti e sgargianti, rosso, viola, giallo oro) per la regina Semele.
Di tutt'altro genere i costumi e le tinte del balletto (non l'originale, andato perduto, ma inventato dal Heinz Spoerli su musiche per ballo scritte da Salieri nello stesso 1778) che Muti ha inserito a conclusione del primo atto. E' un divertissement, interpretato da Alessandra Ferri e Roberto Bolle, che non ha nulla a che vedere - oggi come allora - con la vicenda narrata nell' opera. I costumi sono barocchi e rococò, bianchi e oro. L'ambiente molto più realista, è la sala di un palazzo del Settecento.
Tutt'altro, rispetto alla scena scarna scelta per l'opera, che si apre su uno spazio enorme alla vista, dominato al centro da una grande nave. E' un simulacro di nave, già distrutta dalla tempesta che l'ha sbattuta sulle coste di Tiro. Ondeggia, ruota, si apre in due. La scena è sottolineata dal coro, che appare, su tre file, sotto il palcoscenico che si innalza. Sopra è battaglia fra gli armigeri fenici e i superstiti, che vengono incatenati e condotti alla reggia dagli uomini di Egisto.
Quando il palcoscenico ridiscende, nascondendo il coro, scendono dall'alto scarni muri grigi a rappresentare le pareti del palazzo reale, dove Semele, innamorata di Isseo, ordina a Egisto di riunire il gran Consiglio perché vuol rendere noto il nome dello sposo prescelto, che sarà re di Tiro. Ma l'ambiente scenico resta aperto e sullo sfondo enormi specchi riflettono la sala del Piermarini rinnovata.
Un momento particolarmente scenografico è l'arrivo dell' armata di Isseo, che Ronconi e Pizzi presentano con 27 enormi cavalli grigi montati da cavalieri in uniforme rossa, su una piattaforma trainata dai macchinisti di scena, volutamente in vista. I cavalli ruotano su se stessi e si presentano di fronte al pubblico, prima di arretrare per lasciare in primo piano la sala del trono.
La vicenda dell'opera si dipana in questo modo, raccontata con scarna semplicità da regista e scenografo fino al termine, quando un vero coup de teatre, riporta in primo piano il vero intendimento dello spettacolo, nel pensiero dei suoi artefici: il passaggio del testimone fra il vecchio e il nuovo teatro. Europa è stata finalmente riconosciuta da Isseo, che ha ucciso il perfido Egisto. Ma davanti alla prospettiva di abbandonare il marito Asterio e il figlioletto, la regina di Creta, pur acclamata sovrana di Tiro, desiste, congiunge la mano di Isseo e di Semele e rinuncia al trono a favore della nuova coppia. Un finale lieto, quindi, per assistere al quale entra in scena il coro - signore e signori di oggi, con abiti eleganti e smoking - e va a occupare alcune file di poltrone rosse calate dall'alto, insieme ad altre quattro portate da maschere scaligere su cui concludono l'opera i quattro protagonisti. Sono le vecchie poltrone della Scala, che salutano il pubblico, mentre il teatro compare dietro di loro, specchiato ancora una volta sul fondo del palcoscenico. E' la vecchia Scala che saluta la nuova. Gli applausi non possono mancare.

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