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Scontro tra treni nel Tarantino. Il terrore nel racconto dei testimoni

PALAGIANELLO (TARANTO) - E' andato incontro ai soccorritori nel buio delle campagne di Palagianello mantenendosi il braccio sinistro che pensava ormai di aver perso. Angelo Adrisani, di 25 anni, di Metaponto, è stato il primo ferito dello scontro ferroviario di ieri sera ad uscire dal vagone che era rotolato giù nella scarpata e a cercare aiuto.
Ha percorso un centinaio di metri, forse anche di più, prima di intravedere nel buio la luce lampeggiante di un'ambulanza e chiedere aiuto. «Stavo andando a Parma - racconta il giovane che ora è ricoverato nel reparto di ortopedia dell'ospedale Pagliari di Massafra (Taranto) con il braccio sinistro fratturato - mi trovavo nel penultimo vagone. All'improvviso ho sentito una botta violenta, il treno ha cominciato a oscillare ed è poi deragliato. La carrozza in cui mi trovavo ha continuato a strisciare sul terreno finchè non si è fermata su un fianco».
A causa dell'impatto sono andati in frantumi i vetri di un finestrino che era proprio vicino ad Andrisani e lui ne ha approfittato per venir fuori dal vagone. «Mi sono fatto forza e sono uscito da solo dal finestrino rotolandomi sul terreno. Mi trattenevo il braccio sinistro, lo vedevo penzolare e pensavo di averlo perso. Quando sono uscito dal treno, attorno era tutto buio, sentivo lamenti e grida di spavento. Ho pensato a salvare il braccio trattenendolo al collo con una maglia e poi stringendolo con un laccio delle scarpe per evitare emorragie».
Il giovane ha ancora davanti a sè ben chiara la scena del disastro, del terrore: «Dinanzi a me - racconta - c'era una massicciata e l'ho salita, non so chi mi abbia dato la forza, forse è stato solo lo spirito di sopravvivenza, il fatto di pensare solo a salvarmi. Mi sono girato e ho visto un ragazzo che era nel mio stesso scompartimento che non aveva più il braccio sinistro. La mamma era accanto disperata e piangeva a dirotto, altre persone cercavano di bloccare l'emorragia con un giubbotto. Ho attraversato un tratto di campagna e finalmente ho poi intravisto i primi soccorritori. Non so quanto tempo sia passato forse un'ora, ma per me è stata un'eternità».
Annunziata Martucci, di 62 anni, di Massafra, stava invece parlando al telefono con la figlia che si trova a Castel Goffredo (Parma), quando i due treni si sono scontrati. «Stavo parlando con lei della nipotina che sta per nascere - racconta la donna seduta sul letto attorniata da alcuni famigliari - e all'improvviso ho sentito il treno traballare. Ho alzato la voce dicendo a mia figlia che il treno stava deragliando, poi ho sentito un urto terribile. Ho visto gente cadere nel vagone, una sull'altra. Passato il primo spavento qualcuno mi ha poi aiutato ad uscire. Se ricordo quegli attimi mi ritorna il terrore».
Paolo Melchiorre

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