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E ora Berlusconi punta a cambiare legge elettorale e par condicio

ROMA - Silvio Berlusconi «rafforza» il governo con l'ingresso di Marco Follini e Mario Baccini pensando alle prossime scadenze di programma.
Il premier, rinfrancato dai sondaggi, «quelli dei sondaggisti seri», che vedono in crescita la Casa delle Libertà dopo la flessione precedente all'annuncio della riforma fiscale, è ora pronto, grazie anche un «esecutivo di legislatura», a «tener fede fino in fondo al contratto con gli italiani» firmato nel 2001. Tra gli obiettivi, il presidente del Consiglio, parlando stamane ai giovani di Forza Italia, ha individuato la riforma elettorale, con l'introduzione del sistema a scheda unica, ma anche le modifiche alla par condicio e nuove iniziative sul tema della giustizia: «un argomento su cui perseverare, continuare a battere», ha detto nel commentare positivamente il varo della riforma dell'ordinamento. «Manterremo questa compagine fino alla fine della legislatura e ci presenteremo agli elettori forti dei risultati raggiunti», ha puntualizzato, ribadendo che, dopo i tagli delle tasse, il centrodestra ha ora un leggero vantaggio, nei sondaggi, rispetto al centrosinistra (oltre il 46% contro il 45). Un buon viatico, secondo Berlusconi, per la maggioranza che oltretutto può contare, sostiene, su un leader «riconosciuto», al contrario dell'opposizione: «un centrosinistra anche a corto di un programma e di un nome comune».
Forte di questi ragionamenti, il Cavaliere è pronto ad affondare sulla riforma della legge elettorale, con l'introduzione della scheda unica, «portandola a compimento anche nell'ultimo scorcio della legislatura». La Casa delle Libertà ha «i numeri» per farlo - chiarisce - e l'opposizione non potrà dire nulla, non potrà sostenere che si cambiano le regole a fine legislatura, perchè lo ha fatto più volte quando era al governo». Un ulteriore passo il premier intende farlo con la par condicio: «una legge bavaglio da cambiare», sostiene facendo il paragone con le leggi di mercato che impongono alle grandi imprese, come la Coca Cola, di avere una «visibilità» adeguata alla loro grandezza: pena «la certezza di perdere inesorabilmente punti». Un ragionamento che Berlusconi applica anche ai partiti politici: «una grande forza che, per esempio, copre il 30% dell'elettorato, per mantenere o accrescere le sue posizioni non può avere il medesimo spazio di un piccolo partito». Berlusconi non perdona all'opposizione neanche lo sciopero generale dell'altro ieri: «un flop» voluto da una sinistra «paradossale» che sciopera «contro la diminuzione delle tasse», dice affermando di avere un handicap mediatico in più nei confronti degli avversari essendo «circondato» sia dalla stampa di sinistra che lo attacca «in continuazione, sia da quella di destra che non vuol far vedere di essere «appiattita» sulle sue posizioni, tutta volta a dimostrare di «essere indipendente». La prova sarebbe anche il forte dei calo del suo indice di gradimento- spiega- passato dal 92% di quando era imprenditore televisivo, al 50% di quando è sceso in politica, fino a considerarlo «quasi un mostro...». Ma Berlusconi prosegue sulla sua strada certo di avere, prima di tutto, un «governo stabile» al quale, dopo l'arrivo di Foliini e Baccini, darà l'ultima messa a punto, con il completamento della squadra dei sottosegretari e forse con qualche altro aggiustamento, come si vocifera in ambienti parlamentari della maggioranza, anche se per ora l'ipotesi non trova nessuna conferma ufficiale.
Giuseppe Tito

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