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Riforma giustizia - Gad: è una ritorsione. Soddisfatta la Cdl

ROMA - Dopo tre anni di iter parlamentare, l'Aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla riforma dell'Ordinamento giudiziario. Il testo è stato licenziato dall'Assemblea di Montecitorio con 273 sì, 158 no e quattro astensioni. Più che soddisfatto il Guardasigilli Roberto Castelli, che ha sottolineato «la capacità riformatrice dell'Esecutivo». E soddisfatta è la maggioranza di centrodestra per l'approvazione di questo provvedimento che Luigi Vitali di Forza Italia ha definito come «epocale»; compresa l'Udc, che, come ha rilevato in Aula Erminia Mazzoni, oggi ha votato «un sì ben più convinto di qualche mese fa».
Durissima l'opposizione del centrosinistra, che ha votato no compatta, ribadendo fino all'ultimo come questa riforma sarebbe solo una ritorsione nei confronti dei giudici, i quali da ora in poi saranno meno liberi. E si è appellata, con il Verde Paolo Cento, al Capo dello Stato ed alla Corte Costituzionale «perchè ne smascherino l'anticostituzionalità», mentre Antonio Di Pietro ha annunciato che promuoverà un referendum per abrogarla.
«Questa riforma è stata attesa per decenni», hanno detto il responsabile Giustizia di Fi Giuseppe Gargani e, in Aula, Luigi Vitali; quest'ultimo ha osservato che «se una riforma di questa portata non era stata finora fatta è stato solo perchè i governi che si sono succeduti sono stati animati da uno spirito di sudditanza. Noi non siamo sudditi della magistratura: la rispettiamo e da essa pretendiamo il rispetto che ci spetta».
E, mentre Sergio Cola di An ha ribadito che «nel votare questa riforma il Parlamento compie la scelta giusta», la leghista Carolina Lussana ha lodato la «caparbietà» del ministro Castelli, evidenziando che la riforma «è un primo passo importante per avere una giustizia più professionale, più efficiente, più giusta e più vicina ai cittadini».
Il centrosinistra è insorto ancora una volta contro il testo, approvato, secondo Giannicola Sinisi (Dl) ed Anna Finocchiaro (Ds) «senza nessun confronto con la maggioranza e respingendo ogni indicazione giunta dalla magistratura, dagli avvocati e dai costituzionalisti». «La riforma della giustizia non è finalizzata a migliorare il servizio ai cittadini», ha detto il leader del Pdci Oliviero Diliberto, sottolineando come con questa riforma non si risolvano i problemi veri della Giustizia, primo fra tutti la lunghezza dei processi, mentre «il governo mira solo a mettere in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura intervenendo sulle carriere di giudici e magistrati». E, mentre il verde Paolo Cento ha parlato di «una vera e propria manganellata contro la Costituzione e l'indipendenza della magistratura», lo Sdi ha evidenziato che «si è persa una occasione importante per riformare con il concorso di tutti, maggioranza e opposizione, uno dei settori più importanti e delicati dello Stato, mentre è prevalso lo spirito vendicativo di questa maggioranza verso la magistratura nel suo insieme».
«Si consuma - ha detto in Aula Giannicola Sinisi (Dl) - una ritorsione stupida nei confronti dei giudici e dei cittadini che chiedono giustizia che si troveranno davanti a magistrati meno liberi e meno professionali in base a misure ingiuste e sballate contenute in questo provvedimento». E di «puro desiderio di rivalsa del governo e della maggioranza» ha parlato la diessina Anna Finocchiaro. «Se fossimo ispirati dalla logica del 'tanto peggio tanto megliò - ha aggiunto - oggi non potremmo non nascondere la nostra soddisfazione; ma siamo più che preoccupati: quando il circo mediatico su questa riforma sarà finito, allora la gente si accorgerà che si tratta solo di illusionismo di Stato».
Francesco Bongarrà

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