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I tentativi della Scu di avviare «affari» con la politica

BRINDISI - E' in corso la campagna elettorale per le amministrative del 2002, che eleggerà a sindaco Giovanni Antonino (centrosinistra), quando le prime intercettazioni ambientali svelano ai carabinieri il tentativo del clan mafioso del presunto boss Fabio Fornaro di fare in salto di qualità e di stringere affari con politici e imprenditori della città di Brindisi.
Lo spunto arriva dalla conversazione tra il presunto boss e un politico, ora consigliere comunale. Il candidato si trova in auto con Fornaro: dopo un lungo discorso viene al sodo e promette al boss affari in cambio di voti. E' solo l' inizio di un' indagine che svela alla Dda di Lecce gli intrecci tra politica, affari e mafia. Una trama che oggi ha portato all'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare con le quali i carabinieri ritengono di aver sgominato il clan capeggiato da Fabio Fornaro, di 33 anni, soprannominato 'la belva', che dirigeva l'attività di un troncone brindisino ancora attivo della potente Sacra corona unita (Scu).
L'ordinanza cautelare non è a carico di politici locali, ma da essa emerse un quadro suggestivo di come la mafia voleva stringere affari con politici e imprenditori. A supportare questo quadro indiziario c' è una fitta mole di colloqui intercettati che hanno indotto la Dda di Lecce a sottoporre ad indagini politici e personaggi molto noti in città. Nei loro confronti, però, non sono stati adottati provvedimenti restrittivi perchè - a quanto si è appreso - essendo i fatti contestati del 2002, non sono state ritenute attuali le esigenze cautelari.
Secondo il pm inquirente della Dda di Bari, Leonardo Leone de Castris, il clan Fornaro era dedito al racket delle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, alla detenzione di armi da guerra e stava tentando di penetrare l' ambiente politico-amministrativo della città attraverso diversi personaggi coinvolti nella campagna elettorale del 2002.
Tra gli arrestati figurano il presunto capo del gruppo delinquenziale, il pregiudicato Fabio Fornaro, che è già stato arrestato più volte ma in questo periodo era libero, numerosi affiliati all' organizzazione mafiosa, e un agente di polizia in servizio alla squadra mobile di Padova, Antonio Malatesta, di 26 anni, che - secondo l' accusa - ha avuto un ruolo nel traffico di sostanze stupefacenti.
L' indagine è stata svolta tra la fine del 2001 e l'inizio del 2004 mettendo, appunto, in evidenza l' esistenza di questo sodalizio che all' epoca era in contrasto con il gruppo capeggiato da Antonio Giglio. La rivalità tra i due clan si trasforma in guerra e culmina in una serie di fatti di sangue che portano Fornaro, a capo del gruppo perdente, a chiedere aiuto allo zio, Fernando Montenegro, ex boss della Scu. passa il tempo e il clan Fornaro si riorganizza e, grazie anche alla mediazione di pregiudicati tarantini, riesce a rifornirsi di droga dalla Calabria, e controlla fette di territorio del brindisino e nelle province di Lecce e Taranto.

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