Giovedì 13 Dicembre 2018 | 15:19

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I sindacati conto la Finanziaria: «una riforma inutile e sbagliata»

ROMA - La riforma fiscale del Governo Berlusconi «è inutile e sbagliata»: è questo il preambolo politico da cui parte l'analisi del sindacato che poi porta ad un giudizio negativo su tutto l'impianto della Finanziaria 2005, per gli effetti che ha sul sistema economico e sulle garanzie del Welfare. Da qui il giudizio di Cgil-Cisl e Uil (alla protesta di domani partecipano unitariamente tutte le sigle da Cgil, Cisl e Uil, a Ugl e Cisal, più vicine al centro-destra) di una manovra «ingiusta, sbagliata e inadatta rispondere alle esigenze del paese».

RIFORMA FISCALE: il sindacato chiede «il ritiro» della riforma fiscale che riduce a tre le aliquote. «E' inutile - spiega il sindacato - perché questa riforma non si tradurrà nè in un rilancio dei consumi, nè degli investimenti.
Sbagliata, perché premia, in modo consistente i ceti più ricchi in un momento difficile dell'economia e mentre si diffonde una preoccupante riduzione del potere d'acquisto dei redditi medio e bassi e, più in generale, dei lavoratori e dei pensionati e si deprime così il clima, già scosso, di fiducia dei cittadini». Per questo il sindacato chiede invece il ripristino di una nuova fase della politica dei redditi che «rafforzi il potere d'acquisto per i lavoratori e i pensionati».

SVILUPPO E MEZZOGIORNO: il Sud - continuano nella loro analisi i sindacati - ha bisogno di una svolta. Per questo il documento - firmato non solo da Cgil-Cisl e Uil, ma anche da Confindustria - deve diventare la base per un confronto «vero e positivo su crescita e occupazione». Da qui la richiesta di un incontro ad hoc a Palazzo Chigi, in tempi brevi. «Il Mezzogiorno ha un ritardo per dotazione di infrastrutture, qualità dei servizi, manutenzione del territorio e delle aree urbane e sicurezza per le imprese e le persone. Deve divenire competitivo non solo per il resto del Paese ma anche per l'intera UE come perno della nuova centralità del Mediterraneo». E per rilanciare la crescita delle aree meridionali il sindacato chiede che le risorse per gli investimenti nel Sud siamo riportate al 45% della complessiva spesa per gli investimenti, escludendo, che a tali spese si applichi del 2%.

OCCUPAZIONE E FORMAZIONE: il sindacato chiede al Governo di avviare un confronto su alcune priorità: piena occupazione ed il lavoro di qualità, il rafforzamento del potere d'acquisto di retribuzioni e pensioni, il rilancio dell'economia, la difesa e la qualificazione dello Stato sociale. In particolare sul tema del lavoro si chiede «l'inversione drastica della tendenza progressiva alla riduzione delle risorse disponibili per la scuola, l'Università e la ricerca in coerenza con gli obiettivi di Lisbona».

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