Giovedì 13 Dicembre 2018 | 19:05

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Sindacati: contro la Finanziaria il conflitto sarà durissimo

ROMA - Nel pubblico impiego si profila un conflitto asprissimo, la cui responsabilità è solo del governo, e a rischio potrebbe essere la stessa tenuta delle regole sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Lo sostengono i sindacati, secondo i quali gli annunci oggi del premier sulla riduzione di 75 mila unità di statali entro il 2007 non fanno altro che confermare le ragioni della lotta dei lavoratori statali, in sciopero 8 ore il 30 novembre e chiamati ad altre iniziative di mobilitazione nei prossimi mesi: a dicembre ci sarà una manifestazione delle rappresentanze sindacali unitarie appena elette davanti palazzo Chigi, mentre tra gennaio e febbraio l'intenzione delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil è di proclamare un nuovo sciopero generale, con manifestazione nazionale a Roma. Per i sindacati, inoltre, le risorse previste dal ministro Siniscalco per il rinnovo contrattuale (sopra il 3,7% ma sotto il 5,1%) non consentono neanche l'apertura della trattativa. «Il termine 'collaboratorì usato dal premier - sostiene il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda - smaschera la volontà del governo di precarizzare i lavoratori pubblici. L'idea secondo la quale per ogni 5 lavoratori che andranno in pensione, uno sarà sostituito significherà secondo nostri calcoli 400 mila posti di lavoro in meno. E significa anche che per i cittadini dall'anno prossimo ci saranno quattro persone in meno per rendere esigibili i servizi e i loro diritti. Il problema, quindi, per il governo non è fare o non fare il contratto ma demolire il sistema dei diritti garantito da questo lavoro». «Per l'ennesima volta - afferma il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo - c'è la tendenza a non investire nella pubblica amministrazione dove la forza lavoro è fatta da contratti flessibili, persone che non saranno assunte a tempo indeterminato visto che nella pubblica amministrazione si entra per concorso. Senza contare poi le consulenze che ormai raggiungono cifre da capogiro, con un aggravamento enorme dei costi». Quanto ai contratti, rileva Foccillo, le retribuzioni secondo dati Aran dal '97 al 2000 hanno registrato un incremento del 9,6% a fronte di una inflazione del 12%. Il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, mette in chiaro che il sindacato «sul contratto non darà liberatorie. Si fa solo se si salvaguardia il potere d'acquisto delle retribuzioni». La richiesta resta, dunque, quella di un incremento dell'8%.
«Il blocco del turn-over nel pubblico impiego - ricorda il segretario confederale della Cisl, Nino Sorgi - è una misura prevista da tutte le ultime leggi finanziarie. Evidentemente il Presidente del Consiglio ed il governo hanno in mente di tagliare qualcosa altro».

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