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«Grazianeddu»: una storia di evasioni e fughe d'amore

La grazia all'ex primula rossa del banditismo sardo era attesa da tempo dopo diversi annunci e smentite. Graziano Mesina tornerà in libertà dopo aver trascorso quasi 40 anni in carcere. Iniziò la sua «carriera» da bandito giovanissimo e giovanissimo finì in carcere. Nato il 4 aprile del 1942 ad Orgosolo, penultimo di dieci figli di Pasquale Mesina, pastore, e Caterina Pinna, «Grazianeddu» fu arrestato la prima volta a 14 anni per porto abusivo d'armi.
Poco dopo fuggì compiendo la prima delle evasioni che lo resero celebre. La seconda fuga risale al maggio del 1962, quando durante un trasferimento dal penitenziario di Sassari si lanciò da un treno in corsa,. La libertà durò poco: Mesina venne catturato dopo un lungo inseguimento. Nello stesso anno realizzò la terza evasione, questa volta dall'ospedale di Nuoro dove era ricoverato. Per sfuggire alla cattura rimase nascosto due giorni e due notti in un grosso tubo nel cortile del nosocomio. La quarta volta «Grazianeddu» fuggì dal carcere di San Sebastiano di Sassari. Mesina assieme all'ex legionario spagnolo Miguel Atienza si lasciò cadere dal muro di cinta del carcere. Da allora rimase alla macchia fino al 20 marzo del 1968 quando venne catturato a un posto di blocco da una pattuglia della polizia stradale nei pressi di Orgosolo. Ancora un'evasione dal carcere di Lecce nel 1976 con una latitanza che durò quasi un anno. Dopo essere stato rinchiuso nel penitenziario di Porto Azzurro per scontare l'ergastolo Mesina decise di tenere un comportamento irreprensibile per ottenere il riesame della sua vicenda processuale. Nel 1985 di allontanò dal carcere per una «fuga d'amore» ma venne rintracciato e catturato.
Le sue fughe e la sua latitanza divennero mitiche in Sardegna e si racconta che spesso si recasse ad Orgosolo per incontri con donne innamorate di lui.
Dopo un periodo di relativo silenzio, l'ex primula rossa del banditismo sardo tornò alla ribalta nel 1992 quando rientrò in Sardegna per occuparsi del sequestro di Farouk Kassam. La vicenda suscitò polemiche sul ruolo di Mesina nella liberazione del bambino. L'anno successivo venne rinchiuso definitivamente in carcere dopo che furono ritrovate alcune armi in un cascinale di San Marzanotto d'Asti, dove «Grazianeddu» viveva.

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