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Il volo di Laerte, un giovane avvoltoio, che dalla provincia di Taranto ha raggiunto la Tunisia

LATERZA (TA) - Si chiama Laerte ed ha raggiunto in volo la Tunisia da Laterza per sottrarsi e all'estinzione annunciata.
Il pilota-fuggiasco è un giovane Capovaccaio, una specie di rapace conosciuto col nome scientifico di "Neophron percnopterus", che contribuirà alla riproduzione della sua specie, che ormai è a rischio di estinzione per una mirata "lotta" dell'uomo, si trasformerà, invece, anche in uno storico ricordo per il mondo scientifico e per tutti quelli che sono impegnati nella tutela naturale e della biodiversità a livello europeo.
Laerte, che ha prese il nome dalla cittadina ionica in cui è stato messo in condizione di prendere il volo, è un giovane avvoltoio maschio, balzato agli onori della cronaca perchè è un raro esempio di rapace nato in cattività.
Oggi si libra libero nel suo ambiente naturale dell'Africa, che ha raggiunto nel suo viaggio migratorio per svernare, dopo essere stato avvistato nell'Isola di Marettimo a 650 chilometri dalla zona del rilascio.

Il rapace, conosciuto anche come «avvoltoio degli egizi», fu liberato, per prendere il volo in autonomia nello scorso agosto, nella Gravina di Laterza in seguito ad un accordo tra la provincia di Grosseto, attraverso al suo assessorato alla Conservazione della Natura, l'Ufficio Parchi e Riserve naturali della Regione Puglia, WWF, LIPU e Comune ionico.
La gravina laertina è stata anche prescelta perché per essa è stato avviato un progetto POR-Puglia "Piano d'adozione per la conservazione del Capovaccaio - Area delle gravine", curato dallo stesso Comune di Laterza.
Un'area, quindi, dove tutte le condizioni climatiche ed ambientali hanno consentito che il rapace potesse essere liberato, oltre ad essere - come è stato spiegato in un recente specifico forum tenutosi nella Cittadella comunale della Cultura - qualificato punto di riferimento nella Terra delle Gravine, può contare sull'importante Oasi Lipu.

Laerte è stato portato all'età di due mesi nella gravina ionica da Semproniano, ove sorge il centro di riproduzione gestito dal WWF della Toscana, dotato di anelli di riconoscimento.
Le nuove dimore pugliesi di Laerte, antecedentemente il suo primo volo, sono divenute, quindi, le cavità rocciose della gravina del territorio, in cui, antecedentemente, erano state già preparate le zone di alimentazione e controllo.
Tutto, però, con l'attenzione da parte degli esperti, che lo hanno continuamente monitorato con un sistema di videocamere, di fargli evitare ogni contatto con le persone e non condizionarne le abitudini. Laerte si è abituato presto agli anfratti della murgia ionica come fossero il suo luogo di nascita e si spera che negli anni futuri diventeranno luoghi sicuro per nidificare.

L'avventura della vita in autonomia per Laerte è iniziata il 22 agosto scorso, quando ha preso definitivamente il vento e la rotta per migrare verso il Nord dell'Africa sahariana in compagnia di altri suoi simili adulti.
Il recente fortunato avvistamento del capovaccaio, nei pressi della Tunisia, è ritenuto un riuscito esperimento della tecnica di rilascio «Hacking» applicata per la prima volta a uccelli migranti ed è considerato anche una vittoria per la stessa oasi laertina.
Qui il rapace, insieme ad uno stormo di adulti, ha messo in mostra le sue tre penne remiganti decolorate sull'ala sinistra per il riconoscimento e l'anello blu con la scritta bianca "IBT".
L'ospitalità fornita per la riproduzione del rapace - è stato sostenuto nel corso del forum - fa riproporre l'urgenza di definire il Parco regionale delle Gravine, anche quale tutela di una risorsa faunistica indispensabile all'equilibrio dell'eco-sostenibilità ambientale e di cui Laerte potrà giovarsene al suo ritorno atteso fra tre-quattro anni.
Paolo Lerario

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