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Era uno dei quattro subconcessionari

BARI - Cuomo è ritenuto dalla Dda di Bari uno dei quattro subconcessionari che importavano in Montenegro sigarette stoccate in Olanda. Le subconcessioni, ritiene di aver provato il pm della distrettuale antimafia barese Giuseppe Scelsi, furono date dal presunto «re del contrabbando», Franco Della Torre, di 60 anni, di Mendrisio (Svizzera), titolare dell'unica licenza rilasciata negli anni scorsi dalle autorità montenegrine per l'importazione da Rotterdam in Montenegro di ingenti quantitativi di sigarette.
Una volta giunti in Montenegro i tabacchi sarebbero stati inviati in Puglia: tra il 1996 e il 2000 ogni subconcessionario, ritiene l'accusa, avrebbe inviato in Puglia 250 tonnellate di sigarette al mese. I proventi dei traffici illeciti, secondo la Dda, sarebbero stati riciclati in Svizzera e in paradisi fiscali dove Cuomo avrebbe costituito diverse società.
I subconcessionari di Della Torre, secondo l'accusa, sono, oltre a Cuomo, il cittadino francese Patrick Monnier, di 50 anni, residente in Svizzera, Michele Antonio Varano, di 51, originario di Centranche (Catanzaro), e lo spagnolo Cangio Garcia. Per Della Torre, Monnier, Varano e Garcia pende una richiesta di rinvio a giudizio dinanzi al gup di Bari Marco Guida.
Secondo la Dda di Bari, Della Torre ottenne la licenza per importare tabacchi in Montenegro nel '95 quando l'allora presidente della Repubblica montenegrina, Milo Djukanovic (ora premier), decise di «allontanare» il precedente concessionario, il serbo Vladimir Bokar (ucciso poi, nell'estate del 2000, in un agguato avvenuto in Grecia), perché ritenuto troppo vicino alla famiglia dell'allora leader serbo Slobodan Milosevic dal quale il presidente montenegrino cercava di prendere le distanze.
Per questo, nell'inchiesta della Dda di Bari a carico di Cuomo e di un altro centinaio di imputati (alcuni già a giudizio, altri in attesa dell'udienza preliminare, altri ancora sottoposti ad indagini preliminari), oltre due anni fa il pm Scelsi iscrisse nel registro degli indagati anche Djukanovic, per il reato di associazione mafiosa finalizzata al contrabbando di sigarette.
La posizione di Djukanovic è tuttora al vaglio degli inquirenti che attendono una decisione della Cassazione che dovrà stabilire se l'indagato gode dell'immunità riservata ai capi di Stato dal diritto internazionale.

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