Venerdì 14 Dicembre 2018 | 15:11

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Berlusconi: «Procedere subito al taglio dell'Irpef»

ROMA - Dal 'lodo Casini' al 'lodo Berlusconi': la lunga partita giocata nella maggioranza su tasse e rimpasto si è chiusa con tutt'altro schema dopo la virata fiscale del premier che ha dirottato l'intera coalizione verso il taglio dell'Irpef.
Così, oggi, mentre Frattini prendeva posto nella sua postazione europea a Bruxelles, Gianfranco Fini saliva con Berlusconi al Quirinale per l'attesa nomina alla Farnesina che, come dicono i suoi, ha coronato un 'sogno'. Nessun baratto con il taglio delle tasse, si sono affannati a puntualizzare sia in An sia in Forza Italia. Sta di fatto che da ieri sul tavolo di Siniscalco la 'pratica Irpef' ha sostituito quella sull'Irap. Certo, per ora è stata raggiunta 'solo' l'intesa politica sull'Irpef che, come dicono in Forza Italia, deve essere 'avallata' da quella tecnica. Bisogna cioè disegnare una tabella Irpef che, per ora, è solo una griglia da riempire. Appare infatti impresa titanica individuare le risorse necessarie per dare una qualche consistenza al taglio fiscale (tale che faccia sentire il suo effetto nelle tasche dei cittadini). L'ipotesi di un sacrificio del settore statale resta sempre in piedi anche se in An (in particolare nella destra sociale) c'è molta preoccupazione sulle conseguenze elettorali di una operazione del genere, con il rischio di subire ritorsioni dell'urna già in occasione delle regionali nel Lazio (dove è candidato Storace). Per Berlusconi comunque sull'Irpef si va avanti senza cedimento alcuno: il dado dunque è tratto, anche se il cerino ora è passato nelle mani del ministro dell'Economia. Con i tecnici della maggioranza che stanno facendo a gara nella ricerca di soluzioni e di fondi (tra l'altro si stanno dragando quei comparti dove si annidano gli 'sprechi'). E a dare manforte a Siniscalco lo stesso premier che nel corso del Consiglio dei ministri di questa mattina, secondo quanto si è appreso, dopo aver fatto una sorta di arringa pro-Irpef ha chiesto a tutta la squadra di ridurre all'osso le spese, insomma di prepararsi a qualche sacrificio in più per una causa comune.
Dobbiamo tener fede alle promesse elettorali quindi si deve procedere subito al taglio dell'Irpef, avrebbe detto Berlusconi aggiungendo che quella è la linea del Piave e che indietro non si torna. Quindi l'esortazione 'erga omnes': occorre tagliare-tagliare-tagliare, tagliare tutto ciò che è al di fuori del necessario, ha detto Berlusconi incurante degli sguardi smarriti di alcuni ministri. Tra l'altro il premier avrebbe chiamato a rapporto nel pomeriggio i singoli ministri per ribadire, guardandoli negli occhi, che i cordoni della borsa vanno rigorosamente chiusi.
Resta intanto all'orizzonte quel rimpasto di governo ancora non realizzato. Come previsto, la partita si è chiusa con la sola staffetta Frattini-Fini alla Farnesina. Con l'Udc che dopo lo snaturamento del 'lodo Casini', ha preso atto che non sussistevano le condizioni per un approdo governativo. Ma il tormentone non è affatto finito: nei pour parler a Montecitorio già si vocifera di 'supplementari', dell'ipotesi cioè che nei prossimi giorni il governo possa procedere ad una sorta di rimpasto a rate così da dribblare il rischio di un obbligato passaggio parlamentare. Per questo ritorna a galla il tandem Follini-Baccini, con il leader dell'Udc vicepremier e il sottosegretario agli Esteri finalmente promosso ministro. Baccini potrebbe occupare il posto di Buttiglione (Politiche comunitarie) mentre il Professore approderebbe alla Funzione pubblica con il 'sacrificio' di Mazzella (che però non sarebbe affatto d'accordo). Quanto al partito di Fini, c'è chi dice che sarebbe appagato per aver ottenuto la Farnesina. Ma non tramonta del tutto la voce secondo la quale un gallone governativo potrebbe andare a Urso o a La Russa. Intanto però sono partite in An le grandi manovre in vista della direzione nazionale di domani chiamata a riscrivere l'organigramma del dopo-Fini. Si stanno già scaldando i muscoli i triumviri Alemanno, Matteoli e La Russa che assommeranno i compiti di guida del partito (probabilmente con deleghe ad hoc). La Russa inoltre tornerà ad assumere anche l'incarico di capogruppo alla Camera. La Lega, come è noto, più che a un ministero punta ad una regione del Nord, preferibilmente la Lombardia. Ed è forse per questo che la visita di oggi di Formigoni a Palazzo Chigi ha indotto alcuni a ipotizzare uno scambio: l'attuale governatore della Lombardia al Welfare al posto di Maroni, candidato ufficioso del Carroccio per la regione. Ma dall'entourage di Formigoni si esclude categoricamente una eventualità del genere. Come ha chiosato in serata Berlusconi, questo frangente per il governo e la maggioranza non si può certo definire «calmo» ma - ha concluso il premier con il suo inossidabile ottimismo - «credo che alla fine sarà produttivo».

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