Mercoledì 19 Dicembre 2018 | 09:33

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Roma, due cortei un'unica battaglia

ROMA - «Adesso basta!»: due parole sintetizzano il messaggio che oggi il mondo della scuola ha mandato al Governo. Basta con i tagli al personale, basta con la riduzione dell'offerta formativa, basta con gli investimenti ridotti al lumicino, basta con i diritti calpestati, basta con i contratti scaduti da mesi e non rinnovati. Per gridare forte tutti questi 'basta' decine di migliaia di insegnanti, maestri, presidi, bidelli, studenti hanno svuotato le aule e riempito le strade della Capitale, nonostante la pioggia. Sono arrivati di buon'ora con treni speciali e pullman da tutta Italia: dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Veneto, dalla Basilicata, dalla Sicilia. Hanno fischiato a pieni polmoni quando sono passati sotto palazzo Vidoni (sede del dipartimento della Funzione pubblica) e celebrato, bare in spalla, la morte dell'istruzione pubblica. Migliaia gli studenti che sono scesi in piazza (e lo rifaranno dopodomani in occasione della giornata di mobilitazione studentesca mondiale) per chiedere l'abrogazione della riforma Moratti «che abbassa l'obbligo scolastico e di fatto reintroduce l'avviamento professionale».
Due i cortei che hanno bloccato il centro cittadino: uno organizzato dai Cobas, partiti da piazza della Repubblica per raggiungere piazza Venezia, l'altro preparato dai sindacati confederali assieme alle altre sigle sindacali. Fuori dal coro lo Snals, il più grande sindacato autonomo del settore, che pur condividendo gran parte delle contestazioni (in particolare quelle rivolte alla Finanziaria) ha preferito rimandare a fine novembre la sua iniziativa di protesta. «Centomila in piazza» hanno esultato i sindacati. «Ne abbiamo portati in piazza più noi dei confederali che hanno più apparati e più soldi» ha dichiarato un soddisfatto Bernocchi (leader dei Cobas) smentito da Cgil, Cisl e Uil che hanno rivendicato il primato. Nessun dato fornito dalla Questura. Guerra di cifre - e anche qui nessuna novità - anche sulle adesioni allo sciopero: 36% secondo il ministero dell'Istruzione, 70% per i sindacati confederali, oltre l'80% a parere dei Cobas. «La scuola pubblica resiste», «Difendiamo il futuro della scuola pubblica», «Santa Letizia Moratti che liberò l'Italia dalla cultura, dall'istruzione, dalla scuola e dal lavoro» recitavano i cartelli sventolati dai manifestanti e mentre due insegnanti travestiti da bicchieri simboleggiavano Berlusconi e Moratti che «la scuola se la son bevuta» un santino di S.Precario Martire ricordava a tutti le centinaia di docenti in attesa, da anni, di un'assuzione e di un futuro certo. Non sono mancati intermezzi musicali con le immancabili note di 'Bella ciaò e la rivisitazione in chiave ironica di note canzoni popolari, ma stavolta la sostanza ha avuto il sopravvento sul 'colorè a dimostrare che il livello di preoccupazione è tale da lasciare poco spazio a momenti ludici. Un inaspettato Fassino (la sua presenza non era stata annunciata), dopo un bagno di folla con foto di rito e autografi sulle bandiere della Cgil sventolate dai militanti, ha puntato l'indice contro la Finanziaria 2005 che «non prevede una lira per il Sud, una lira per le infrastrutture e taglia invece la scuola». «Siamo di fronte a un Governo che si comporta in modo indecente, confuso e pasticciato» ha aggiunto il Presidente del Pdci Armando Cossutta. Sulla stessa linea i commenti di tutti i parlamentari dell'opposizione presenti che hanno intrecciato le critiche alla riforma Moratti con quelle alla Finanziaria. Le notizie trapelate alla vigilia della protesta su un possibile taglio del 2% agli attuali organici hanno pesato non poco sul clima della giornata. Indignatissimi i big delle confederazioni. «Questa scellerata ipotesi di tagli al corpo docente - ha detto Pezzotta, segretario generale della Cisl - vorrebbe dire un colpo mortale alla scuola». Per Epifani questo Governo «è chiuso in una torre d'avorio e non rappresenta il cambiamento di cui c'è bisogno». «Se c'è un futuro dal tagliare - ha tuonato il leader della Uil Luigi Angeletti dal palco di Piazza Navona che ha ospitato i comizi conclusivi preceduti da interventi di genitori e insegnanti - è quello del Governo, non certo quello della scuola. L'Italia non sarà mai competitiva con bassi salari e lavoratori precari, ma potrà diventarlo se ci saranno milioni di persone con maggiori conoscenze». E giocando d'anticipo, il segretario generale della Flc-Cgil Enrico Panini ha avvisato: «La Moratti non ci risponda stasera dai Tg che tutto è a posto e che lei discute con noi a ogni piè sospinto». Il ministro dell'Istruzione per ora da Tokyo, dove è impegnata in incontri per la cooperazione scientifica e tecnologica, tace.

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