Venerdì 14 Dicembre 2018 | 06:43

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Falluja - Cresce l'allarme per la situazione umanitaria: senza cibo nè acqua si rischia la catastrofe

FALLUJA (Iraq) - Niente cibo, nè acqua, nè medicinali. Mentre dalla città , teatro da giorni di violenti combattimenti, si levano alti pennacchi di fumo, migliaia di abitanti a Falluja versano in condizioni al limite dell'umana sopravvivenza. Cresce l'allarme per la situazione umanitaria nella città sunnita: il primo convoglio di aiuti umanitari, giunto ieri alle porte della città, è fermo e non riesce a distribuire gli aiuti, perchè gli americani ritengono sia troppo pericoloso concedere il permesso per entrare nel cuore del centro abitato.
Non è chiaro quanti civili siano rimasti a Falluja, un tempo era abitata da circa 300.000 persone. Secondo fonti irachene, più di due terzi degli abitanti hanno lasciato la città prima degli scontri, ma rimangono almeno 60.000 persone, tra le quali centinaia di bambini; e i rimasti sono ormai stremati da sei giorni di combattimenti. Fonti locali raccontano che il fetore dei corpi in decomposizione ormai impregna l'aria, altri riferiscono di bambini che muoiono perchè impossibile curarli.
Il convoglio della Mezzaluna Rossa (sette mezzi tra camion carichi di beni di prima necessità e ambulanze) è arrivato ieri alle porte della città e non è ancora riuscito ad attraversare l'Eufrate per entrare nel centro. «Le nostra situazione è davvero difficile», ha raccontato un abitante di Falluja da uno dei quartieri del centro, Hay al-Dubat, contattato telefonicamente.
«Non abbiamo cibo nè acqua. I miei sette figli hanno una violenta diarrea. Uno di loro è stato ferito da un proiettile la scorsa notte e sta sanguinando, ma non posso far nulla per aiutarlo». L'uomo, che ha detto di chiamarsi Abu Mustafa, ha confermato che nelle strade si vedono militari statunitensi e uomini della Guardia Nazionale irachena. «Ci sono corpi dappertutto nella strada». Abu Mustafa ha detto di conoscere almeno altre sei famiglie nelle sue identiche condizioni ma poi è scoppiato in lacrime: «Stiamo ancora digiunando, perchè oggi è l'Eid (l'inizio della fine del Ramadan)»; e singhiozzando ha invocato Allah: «Allah Akbar, Allah Akbar (Allah è grande, Allah è grande)».
Per le organizzazioni umanitarie quella di Falluja rischia di essere un disastro umanitario. Il convoglio della Mezzaluna Rossa porta cibo, coperte, pasticche per la purificazione dell'acqua e medicine per le centinaia di famiglia rimaste intrappolate nella città. Per entrare a Falluja, il convoglio deve oltrepassare uno dei due ponti sull'Eufrate, ma i militari americani, nonostante sostengano di aver ormai guadagnato il controllo di gran parte della città, non hanno dato il permesso perchè ritengono la situazione ancora poco sicura. Ma l'organizzazione umanitaria non ha alcuna intenzione di gettare la spugna: «Attenderemo qui il permesso, anche un'altra notte se necessario», ha detto il responsabile del convoglio, Jamal al-Karbouli.

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