Venerdì 14 Dicembre 2018 | 12:51

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Martino: «Non resteremo un giorno in più del necessario»

NASSIRIYA (IRAQ) - Resteremo qui quanto necessario, nè un giorno di meno, nè un giorno di più». Lo ha detto il ministro della Difesa, Antonio Martino, parlando ai militari italiani a Nassiriya.
«Quando si sarà insediato il nuovo governo iracheno, dopo le elezioni - ha aggiunto - discuteremo con loro i termini di un nostro eventuale ritiro».
«L'aspirazione degli iracheni è di difendersi da soli dalla minaccia terroristica», ha affermato Martino, parlando con i giornalisti in una conferenza stampa.
«Quando ne saranno capaci - ha aggiunto - chiederanno, prima, di diminuire la visibilità delle forze della coalizione e, poi, la presenza stessa».
«Naturalmente - ha precisato Martino - ci vorrà ancora del tempo».
Rivolgendosi direttamente ai militari, Martino ha sottolineato di essere volato a Nassiriya per rendere omaggio a coloro «che hanno perso la vita a causa della matta bestialità degli autori di quel gesto efferato. Non sono morti in guerra - ha aggiunto - perchè non era una guerra. Noi non siamo in Iraq per prendere qualcosa, ma per dare. Non per occuparlo, non per sopraffare, ma per aiutare, per proteggere, per incoraggiare questo sventurato Paese, uscito da una dittatura corrotta, violenta e sanguinaria senza uguali, ad intraprendere con sicurezza il cammino verso la democrazia».
Secondo il ministro della Difesa, «già oggi l'Iraq è immensamente più libero di quanto non sia mai stato sotto il regime di Saddam. L'Iraq ha tutte le carte in regola per diventare un Paese prospero. E non parlo solo del petrolio, ma del capitale umano, cioè del popolo iracheno, del suo bagaglio di conoscenze, di istruzione di cui è dotato e che è la vera grande risorsa di questo Paese. Non ho dubbi che l'Iraq possa diventare un Paese democratico. Sono certo che lo diventerà. Il primo passo sono le prossime elezioni in gennaio. La vostra presenza qui - ha detto ai militari - serve anche a questo».
Il progetto di democratizzazione del Paese, ha quindi rilevato il ministro, «naturalmente piace molto agli iracheni, ma non a tutti: perchè libertà, prosperità, democrazia sono malattie contagiose, tendono a diffondersi, e chi si oppone alla libertà ha fatto e continuerà a fare di tutto per far deragliare il treno della pace in questo Paese. Non ci sono riusciti finora e non ci riusciranno mai. Noi continueremo ad aiutare gli iracheni in questo loro percorso».
Parlando in particolare della strage di Nassiriya, Martino - giunto sul posto all'indomani dell'attentato - ha detto di essere stato impressionato quel giorno «dallo sguardo di profonda serenità di tutti i nostri militari, anche di quelli che erano rimasti feriti. Una serenità che è un dato costante degli uomini e delle donne in divisa e che deriva dal fatto che sono in pace con se stessi perchè sanno di fare ciò che è giusto. Per questo l'Italia è a loro grata. Dietro alle Forze armate c'è tutto il Paese».
Ad un giornalista che gli ha chiesto come mai non fosse presente, insieme a lui, anche qualche membro dell'opposizione, Martino ha risposto: «Sono venuto nel massimo segreto. Perfino i militari di Nassiriya hanno saputo solo poche ore prima del mio arrivo e la stessa cerimonia è stata organizzata non prevedendo la mia presenza. Per motivi di sicurezza, anche se altri mi avessero chiesto di accompagnarmi, non sarebbe stato possibile. Resta il fatto che diversi esponenti dell'opposizione hanno in passato più volte espresso la volontà di visitare il contingente militare italiano in Iraq: posso citare, ad esempio, l' on. Fassino, oppure numerosi componenti delle Commissioni Difesa, come l' on. Elettra Deiana».
«Certo - ha ammesso infine il ministro, poco prima di ripartire alla volta dell'Italia - è una piccola anomalia il fatto che la commemorazione solenne per i caduti di Nassiriya, a Roma, che ha come padrone di casa il ministro della Difesa, si faccia senza di lui, data anche la presenza del presidente della Repubblica. Ma, semplicemente, ho preferito essere qui».

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