Domenica 16 Dicembre 2018 | 04:20

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Insorti intrappolati a Falluja, raid aereo a Mossul

BAGHDAD - Per il quarto giorno consecutivo, si combatte ancora a Falluja, dove gli insorti che continuano a opporre un'accanita resistenza all'avanzata di marine Usa e forze di sicurezza irachene sarebbero intrappolati nella zona sud della roccaforte sunnita a ovest di Baghdad, trasformata in una «città fantasma». Il ministro della Difesa Antonio Martino, intanto, è oggi a Nassiriya, nel primo anniversario della strage in cui morirono 12 carabinieri, 5 soldati e 2 civili italiani, oltre a 9 iracheni. Parlando con i militari italiani, Martino ha affermato: «Resteremo qui quanto necessario, nè un giorno di meno, nè un giorno di più». «Quando si sarà insediato il nuovo governo iracheno, dopo le elezioni - ha aggiunto - discuteremo con loro i termini di un nostro eventuale ritiro».
A Mosul, nel nord dell'Iraq, le forze Usa hanno intanto scatenato un massiccio attacco aereo, in risposta agli attacchi di ieri in cui era stato ucciso anche un soldato americano.
I combattimenti a Falluja sono in particolare concentrati vicino a una moschea nel quartiere di Jolan, mentre gli insorti cercherebbero di rompere l'assedio fuggendo lungo viottoli in terra battuta nella parte sud della città, la cosiddetta 'Foresta di Zawbaà.
Ma per loro non ci sarebbe più scampo: «Non possono andare a nord, perchè è dove siamo attestati. Non possono andare a ovest perchè c'è il fiume Eufrate e non possono andare a est perchè abbiamo lì una massiccia presenza. Così sono intrappolati a sud», ha dichiarato all'inviato dell'agenzia Reuters il sergente maggiore dei marine Usa Roy Meek.
La Mezzaluna rossa, equivalente iracheno della Croce rossa, ha intanto lanciato un appello per poter rifornire di aiuti d' emergenza la superstite popolazione civile di Falluja, dove tra il lezzo dei cadaveri in decomposizione migliaia di persone sono ormai allo stremo, senz'acqua ed elettricità e a corto di cibo.
Il bilancio provvisorio di quattro giorni di combattimenti a Falluja rimane di centinaia di insorti uccisi (600 secondo fonti militari Usa), assieme a 18 soldati americani e cinque iracheni, ma nessuna cifra è per ora disponibile sulle vittime civili. Nel tentativo di allentare la morsa su Falluja, gli insorti iracheni e gli integralisti stranieri che li affiancano hanno scatenato anche stamani nuovi attacchi nella capitale, dove scontri a fuoco sono stati segnalati nel quartiere sunnita di Adhamiya, nella parte nord di Baghdad, ma anche ad Abu Ghraib, alla periferia occidentale.
Sempre nella capitale, un americano di origini libanesi, Dean Sadek, che lavorava come responsabile di progetti all'aeroporto internazionale di Baghdad per conto del ministero dei trasporti iracheno, è stato rapito nel quartiere di Mansur da un gruppo semi-sconosciuto, le «Brigata della rivoluzione 1920 in Iraq».
Il rapimento risale a venerdì scorso, ma se ne è avuta notizia solo oggi, con la trasmissione da parte della Tv satellitare araba Al Jazira di un video in cui il sequestrato (con indosso una camicia nera) chiede ai responsabili della società per cui lavorava di sospendere ogni attività in Iraq.
Nessuna notizia si ha invece dei tre familiari del premier iracheno Iyad Allawi rapiti due giorni fa a Baghdad, e per il cui rilascio i sequestratori avevano posto un ultimatum di 48 ore per l'arresto dell'offensiva a Falluja. L'ultimatum è ormai scaduto, ma in un articolo pubblicato stamani da quotidiano britannico 'Sun' il premier ha difeso l'assalto finale alla roccaforte sunnita.
«Non è una battaglia che abbiamo scelto - afferma nell'articolo Allawi -. Questi uomini delle violenza controllano Falluja con il terrore, ma tengono in ostaggio anche il resto del paese».

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