Martedì 11 Dicembre 2018 | 08:08

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Apertura dai leader israeliani

TEL AVIV - La scomparsa di Yasser Arafat «è la morte di un leader e la fine di un'epoca: questo vuol dire che ci saranno nuovi leader e che si apre un nuovo capitolo». Lo ha detto il presidente del Partito laburista israeliano, Shimon Peres.
«Oggi - ha detto Peres - i leader sono chiaramente Abu Ala e Abu Mazen, che conosco abbastanza bene e dei quali ho il massimo rispetto».
Abu Ala e Abu Mazen, ha continuato Peres, che ha incontrato alcuni giornalisti italiani a Tel Aviv dopo aver visto il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, «sono due persone intelligenti, di grande esperienza, hanno collaborato a lungo con Arafat, sono molto interessati alla pace e pronti a fare concessioni. Questo non vuol dire che sarà facile o che faranno tutto quello che Israele chiede: ci sarà una dura trattativa, perché anche loro sono in una situazione difficile. Devono affermare la loro autorità, imporla sui gruppi terroristici, conquistare la fiducia del mondo e portare la speranza al loro popolo». Tutto questo, secondo Peres, «non è un'impresa facile, ma è un cambiamento».
Quanto al futuro, «un accordo ce lo abbiamo già: la "road map", che è stata accolta dai palestinesi, da noi e dal resto del mondo. Vi potreste chiedere allora perché non è stato trovato un accordo: la risposta è negli errori del passato, da parte nostra gli insediamenti che stiamo cercando di rimuovere con la decisione di ritirarci da Gaza e dalla Cisgiordania; da parte dei palestinesi, la divisione delle forze in gruppi terroristici e gruppi ufficiali. Ora i palestinesi devono stabilire un unico comando militare».
Arafat, ha continuato Peres, «ha mantenuto la sua autorità ma non l'ha usata: voleva il consenso di tutti e invece li ha confusi. Un leader qualche volta deve essere impopolare, altrimenti non serve il suo paese. Arafat impedì ad Abu Ala di diventare responsabile della sicurezza: è stato nominato premier di Palestina e speriamo abbia successo. Si apre una speranza nuova: non è semplice, ma è un cambiamento».

Interessanti anche le posizioni di Sharon. «I cambiamenti recenti possono determinare una svolta storica nel Medio Oriente» se la leadership palestinese è pronta a intraprendere «la guerra al terrorismo». «Gli ultimi accadimenti», ha detto il premier ai giornalisti riuniti dinanzi suo ufficio, «potrebbero rappresentare uno storico punto di svolta per il Medio Oriente». Israele -ha aggiunto- «continuerà i suoi sforzi per giungere a un accordo politico con i palestinesi, senza por tempo in mezzo»; per il premier israeliano, il cammino verso la pace «dipenderà essenzialmente e prima di tutto dalla fine degli attentati e dal fatto che (la leadership palestinese) intraprenda una guerra al terrorismo».

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