Domenica 16 Dicembre 2018 | 09:41

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SCHEDA - Il vino Novello

Il giovane vino, pronto per consumarsi, nella prima settimana di novembre di ogni anno in Italia si Chiama "Novello". In Francia, dove questi vini sono stati inventati, sono chiamati vins en primeur ed il primo vino a beneficiare di quest'evoluzione fu il Beaujolais Nouveau.
Quello del vino Novello è un fenomeno tutto contemporaneo. Fino al diciassettesimo secolo, il vino era venduto assai velocemente dopo la vendemmia e con molta frequenza non passava l'inverno nel luogo di produzione. Ecco perché nella regione parigina, nel 1600, più della metà delle aziende vitivinicole non possedeva cantine, così pure in Champagne: perché fare investimenti in cantine, quando in poche settimane o pochissimi mesi il vino veniva venduto?
E' soltanto dal nostro secolo che le cantine dei produttori si sono attrezzate anche di "bottiglieria", cioè di cantina per la conservazione evolutiva del vino in bottiglia, un po' ovunque dalla Borgogna al Bordolese, dal Piemonte al Veneto, alla Toscana. E così i produttori sono diventati anche imbottigliatori.
Vi sono molte "storie" che vantano la primogenitura della nascita del Novello, alcune molto romanzate, ma quella più accreditata la si fa risalire ad un esperimento condotto nel 1934 da un'équipe di ricercatori francesi che riuscirono a produrre un vino particolare e piacevole.
Negli ultimi anni, la produzione di vini Novelli è diventata sempre più massiccia anche in Italia.
Ma come fa un vino ad essere pronto dopo poche settimane dalla raccolta dell'uva?
La tecnica di preparazione di questi vini è originale e si chiama macerazione carbonica, detta anche "fermentazione aromatica" perché esalta enormemente il profumo dell'uva che viene sottoposta a questo procedimento, per cui si fa innescare un processo di fermentazione intracellulare.
La fermentazione alcolica tumultuosa, che se ne provoca, termina nel giro di 24-30 ore, dopodichè si spilla il vino che, nel giro di una settimana, si presenta profumato, morbido e gradevolmente beverino.
Per il loro basso contenuto alcolico e polifenolico, oltre che per la semplicità del profilo aromatico, i vini Novelli hanno una durata breve, una sensibilità alla precoce maturazione ed una fragranza non duratura, che tende ad esaurirsi nell'arco di un anno. È bene quindi non invecchiarli troppo tempo e consumarli preferibilmente entro la loro prima estate, per apprezzarli nel pieno delle loro migliori caratteristiche: profumo intenso fruttato e colore rosso rubino brillante.
Il 6 Novembre di ogni anno inizia la commercializzazione del vino novello e, negli ultimi dieci anni, la moda del "novello" si è diffusa oltremodo fra consumatori e produttori, italiani e mondiali.
Le uve nere più comunemente utilizzate sono in genere, Aglianico, Cannonau, Barbera, Merlot, Nero d'Avola, Corvina, Refosco.
Uve che, come ormai è stato testato nel corso di tutti questi anni successivi alla sua "scoperta", riescono a sviluppare nuovi componenti odorosi, che ricordano principalmente la fragola, il lampone ed il mirtillo, oltre ad un intenso profumo fruttato. Il vino che ne scaturisce avrà colore particolarmente vivo, con tonalità che ricordano il porpora, ed al gusto predominerà la freschezza.
I novelli italiani hanno maggiore ricchezza d'acido carbonico rispetto agli altri e, per questa caratteristica attraente al nostro gusto, si accostano perfettamente con primi piatti leggeri, carni delicate bianche o rosse e formaggi freschi.
In Italia il vino Novello è nato nel 1975 ad opera dei marchesi Antinori e, negli ultimi 15 anni, la produzione ha avuto incrementi del 300%, mentre le aziende che lo producono sono aumentate del 50%. La sua produzione annuale è di circa 20 milioni di bottiglie per un fatturato che si avvicina ai 90 milioni di euro. Attualmente le Denominazioni d'Origine, dove è previsto il Novello, sono circa 60, mentre oltre 170 sono Indicazioni Geografiche Tipiche.
In Francia, patria del novello, si è raggiunta una produzione di 60 milioni di bottiglie di Beaujolais, di cui circa il 50% destinato all'estero.
Paolo Lerario

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