Giovedì 13 Dicembre 2018 | 12:17

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Israele aumenta le misure di sicurezza e non intende autorizzare la sepoltura di Arafat nel proprio territorio o a Gerusalemme est

TEL AVIV - Mentre restano oscure le esatte condizioni del presidente palestinese Yasser Arafat, che secondo i medici francesi si troverebbe in stato di morte cerebrale nell'ospedale parigino, Israele ha già elevato oggi lo stato di allerta nei Territori.
In mattinata il ministro della difesa Shaul Mofaz e il capo di stato maggiore Moshe Yaalon hanno presieduto consultazioni per studiare le possibili ripercussioni nel breve e nel medio termine di un eventuale trapasso.
Uno degli scenari di contingenza esaminati in queste ed altre consultazioni è quello degli eventuali funerali. Israele non intende autorizzare la sua sepoltura nel proprio territorio o a Gerusalemme est. In passato erano state avanzate due proposte - una sua sepoltura ad Abu Dis, su una collina che sovrasta la Spianata delle moschee di Gerusalemme, oppure nella striscia di Gaza - ma ancora non è noto se siano accettabili per i palestinesi.
In serata radio Gerusalemme ha riferito che in caso di funerali i dirigenti israeliani «cercheranno di essere elastici» circa l'identità degli ospiti autorizzati ad entrare nei Territori.
Israele - secondo l'emittente - cerca in ogni modo di non creare frizioni non necessarie con i dirigenti palestinesi. Il premier Ariel Sharon ha ordinato ai ministri di non esprimersi in alcun modo sulle condizioni di salute di Arafat, o anche sui suoi possibili successori. L'obiettivo israeliano è di non metterli in cattiva luce con i loro connazionali.
Oggi il dirigente laburista Shimon Peres, leader della opposizione parlamentare, ha evocato i nomi di Abu Mazen (n.2 dell'Olp) e di Abu Ala (primo ministro dell'Anp) come «persone serie e responsabili, interessate a mettere fine alla violenza e a riprendere i negoziati». Costoro, ha sottolineato, non sono al servizio di Israele ma del loro popolo. La sensazione generale è che essi sarebbero partner accettabili anche per il premier Ariel Sharon, una volta che Arafat fosse uscito definitivamente di scena.
Nelle consultazioni odierne i dirigenti israeliani hanno stabilito che non cercheranno comunque di influenzare in alcun modo la scelta del suo successore.
Intanto i mezzi di comunicazione israeliani dubitano che i loro dirigenti conoscano la natura del male di Arafat. Domenica hanno riferito di un imbarazzato intervento nel Consiglio dei ministri del capo dell'intelligence Aharon Zeevi Farkash. Interrogato da un ministro, Farkash avrebbe detto di non poter escludere «alcuno sviluppo».
«Arafat potrebbe morire, oppure anche riprendersi» avrebbe aggiunto Farkash, che lunedì è stato oggetto di salaci commenti sulla stampa.
Stando ai giornalisti israeliani, in questi giorni l' intelligence non ha saputo colmare le lacune. In assenza di informazioni concrete, sulla stampa compaiono ipotesi di vario genere. Sul quotidiano Maariv un giornalista vicino a Sharon, Uri Dan, riferisce che «i cuochi della Muqata (il quartier generale di Ramallah) sono stati duramente interrogati dai servizi di sicurezza palestinesi» circa un possibile avvelenamento del loro presidente.
Ma nei giorni scorsi questa ipotesi - già evocata da mezzi stampa arabi - è stata comunque scartata dalla rappresentante palestinese a Parigi, Leila Shahid.
Aldo Baquis

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