Martedì 11 Dicembre 2018 | 19:00

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Ecco la rosa dei possibili successori ad Arafat

RAMALLAH - Molti gli interrogativi che si aprono sulla successione a Yasser Arafat, l'anziano leader palestinese che gli israeliani danno per morto oggi a Parigi, dove è stato ricoverato in seguito all'aggravamento delle sue condizioni di salute la scorsa settimana. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) e leader dell'Olp non ha mai nominato un successore o un vice. Dopo il suo trasferimento in Francia la gestione degli affari correnti è rimasta al primo ministro Abu Ala (Ahmed Qurei), mentre dell'Olp si è occupato l'ex primo ministro Abu Mazen (Mahmoud Abbas), segretario generale del comitato esecutivo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
La legge fondamentale palestinese stabilisce che se il presidente dell'Anp dovesse morire o rimanere incapacitato, il suo posto sarebbe assunto per 60 giorni dal presidente del parlamento, in questo caso Salim al Zaanoun, fino a quando non sarà eletto un successore. Tale procedura non risolve però il vuoto di poter alla testa dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, guidata da Arafat, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano negli affari palestinesi. Inoltre, malgrado Arafat fosse ricoverato a Parigi, Zaanoun non aveva assunto l'interim. Non è chiaro infine se nel dopo Arafat la figura di presidente e di capo dell'Olp, che ne facevano «il leader palestinese», il «Raiss», verranno nuovamente riunite in una sola persona.
LA SCELTA E' FRA GLI UOMINI DI TUNISI E I GIOVANI EMERGENTI
Nei Territori vi sono diversi centri di potere, legati anche alle diverse forze di sicurezza e, nello scenario peggiore, tutti potrebbero combattere fra loro per la sucessione. E' però anche possibile che la leadership palestinese serri i ranghi nell'emergenza della morte di Arafat, rimandando la resa dei conti ad una fase successiva. Secondo Mouin Rabbani, analista palestinese dell'International Crisis Group, il miglior candidato alla successione di Arafat sarebbe l'ex primo ministro Abu Mazen. Rabbani è inoltre convinto che la lotta al potere tra gli uomini forti palestinesi non si scatenerà subito, perchè prima cercheranno «delle alleanze importanti».
Nella scelta del successore sono possibili due strade. La prima è quella della vecchia guardia degli «uomini di Tunisi», personalità come Abu Mazen e Abu Ala che da sempre hanno fatto parte della ristretta cerchia di Arafat, accompagnandolo nei lunghi anni dell'esilio. La seconda è quella dei giovani leader emergenti, nati e vissuti nei Territori, che hanno conservato un legame molto più diretto con la popolazione. Molti di loro, nei due campi, sono considerati dei pragmatici, e il consolidamento di una nuova leadership potrebbe portare ad una vera riforma interna del l'Autorità Palestinese e alla ripresa del processo di pace, ora che è scomparso l'uomo che il premier israeliano Ariel Sharon considerava un partner non affidabile per i negoziati.
Ecco i nomi di possibili successori, a cui si aggiunge Marwan Barghouti che, per quanto in carcere, rimane uno degli esponenti palestinesi più amati nei Territori.
ABU ALA E ABU MAZEN, GLI UOMINI DI TUNISI
ABU ALA: il suo vero nome è Ahmed Qurei. Nato nel 1937 ad Abu Dis, alle porte di Gerusalemme, è stato a fianco di Arafat fin dagli anni settanta, seguendolo in Libano e Tunisia. Nel 1993 ha partecipato al negoziato segreto di Oslo ed è considerato uno degli artefici dell'accordo con Israele.
Tornato nel 1994 a Gaza con Arafat, nel 1966 è stato scelto come presidente del Consiglio Legislativo, il parlamento palestinese. Nel settembre 2003 è diventato primo ministro, il secondo della storia palestinese, e il suo governo è stato è stato finora contrassegnato da diversi scontri con il presidente palestinese sulla reale divisione dei poteri. Più di una volta Abu Ala ha minacciato di dimettersi se Arafat non gli avesse permesso di portare avanti le riforme e di assumere il controllo delle forze di sicurezza.
ABU MAZEN: il suo vero nome è Mahmoud Abbas. Nato a Safed nel 1933, giunse come profugo a Damasco nel 1948 con la sua famiglia. Negli anni Cinquanta si è unito in Kuwait ai fondatori di al Fatah guidati da Arafat, ma nel frattempo era anche consigliere dei governanti del Qatar. Da lungo tempo numero due dell'Olp -è segretario generale del comitato esecutivo- ha pilotato e organizzato le delegazioni palestinesi che partecipavano ai negoziati segreti di Oslo.
Dopo il rientro in patria, è diventato la figura più importante della leadership palestinese dopo Arafat. Nel marzo 2003 è stato nominato primo ministro, il primo della storia palestinese. La sua nomina serviva ad avviare la Road Map, ma il suo incario è durato soltanto quattro mesi al termine dei quali, a causa della lotta di potere con Arafat, ha presentato le sue dimissioni. Più volte ha criticato la scelta della violenza nel confronto con gli israeliani.
DAHLAN E RAJOUB, I GIOVANI EMERGENTI
MOHAMMED DAHLAN: nato a Kahn Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, nel 1961. E' stato il capo della sicurezza preventiva a Gaza e ministro di stato per la Sicurezza nel governo Abu Mazen, e ha partecipato a diversi incontri e negoziati con gli israeliani, creando una buona rete di rapporti anche con gli americani e la Cia. Parla bene l'ebraico, che ha imparato nelle carceri israeliane.
All'epoca della prima Intifada fu espulso dai Territori e raggiunse Arafat a Tunisi. Critico della vecchia generazione dei leader, ha perso da tempo il favore di Arafat ed è stato estromesso dagli incarichi. Ma conserva ancora molto potere e influenza nella Striscia. Molti osservatori lo ritengono l'ispiratore delle recenti manifestazioni di protesta contro la leadership palestinese a Gaza.
JIBRIL RAJOUB: nato nel 1953 nel villaggio di Dura, sui monti di Hebron,è anche conosciuto come Abu Rami. Ex capo della Sicurezza preventiva in Cisgiordania, ha saputo costruirsi grazie a questo suo ruolo un'importante base di potere ed è considerato, come Dahlan, un pragmatico. Parla bene l'ebraico e l'inglese, ed ha esperienza nelle trattive con gli israeliani.
Rivale di Dahlan, era come lui caduto in disgrazia presso Arafat, ma il presidente dell'Anp lo ha poi voluto come consigliere per la sicurezza nazionale nel settembre 2003. Entrato giovanissimo nelle file di Fatah, fu arrestato nel 1970 per aver lanciato una granata contro una camionetta militare e rimase quindici anni nelle carceri israeliane. Espulso da Israele nel 1988, raggiunse Arafat a Tunisi diventando segretario del Comitato intifada.
BARGHOUTI, IL PIU' POPOLARE DOPO ARAFAT
MARWAN BARGHOUTI: nato nel 1960 vicino Ramallah, si trova attualmente nelle carceri israeliane dopo la condanna a cinque ergastoli. Figura carismatica della prima Intifada, considerato il leader palestinese più popolare dopo Arafat, era il segretario generale di al Fatah (la principale fazione dell'Olp, fondata da Arafat) per la Cisgiordania e capo della milizia dei tanzim. Era un forte sostenitore degli accordi di Oslo e inizialmente si opponeva agli attacchi contro i civili in Israele.
Dopo l'inizio della seconda Intifada le sue posizioni si sono radicalizzate e gli israeliani, che lo hanno arrestato nell'aprile 2002, lo ritengono legato alla Brigata dei martiri di al Aqsa, responsabile di diversi attentati suicidi.

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