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Elezioni Usa - Cdl esulta. Centrosinistra spera in un Bush diverso

ROMA - C'è una forte dose di immedesimazione nei commenti con cui la maggioranza e l'opposizione in Italia accolgono i risultati delle elezioni negli Stati Uniti, letti con l'occhio attento alle ripercussioni da questa parte dell' Atlantico ed alle analogie con il dibattito politico in Italia.
Quando ad esempio il presidente del Consiglio, da Mosca, afferma che la conferma di George Bush è dovuta anche al fatto che, tagliando le tasse, ha dato fiato all'economia nazionale, è inevitabile pensare che Silvio Berlusconi parli anche a chi critica le sue idee sulla riforma fiscale. Mentre la sconfitta di John Kerry ridà fiato nella Gad e nei Ds ai fautori di una linea radicale di opposizione, rifiutando il modello della convergenza al centro che avrebbe portato alla sconfitta il democratico.
Non così la pensa il segretario del Ds, Piero Fassino, convinto che Bush abbia vinto perchè ha convinto gli elettori sulla sicurezza. Anche per il presidente dei Ds, Massimo D'Alema, la sinistra deve difendere le proprie bandiere ma deve anche imparare a fare i conti con «l'uso legittimo della forza» e non lasciare «alla destra la possibilità di cavalcare la paura», che è una posizione vincente nelle urne.
La speranza nell'Ulivo, smaltita la delusione, è che il Bush del secondo mandato scelga una politica estera diversa da quella dei primo. Per Fassino, c'e da ricostruire un rapporto tra Stati Uniti ed Europa che è vitale per il mondo. Perchè gli Stati Uniti non possono pensare di dare da soli un ordine al mondo, ma non si può nemmeno pensare «di dare un ordine al mondo senza gli Stati Uniti».
Per questo il capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi Castagnetti, quando nota che Bush «ha vinto ma non ha sfondato», si augura che ciò lo induca a scelte diverse. Anche il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, spera che Bush ricucia con gli alleati un rapporto che nei primi quattro anni si è logorato; ma il suo collega di partito, Ugo Intini, teme invece che la vittoria di Bush porti ad un «congelamento» della Nato.
Non è certo la Nato invece la preoccupazione del fronte pacifista della Gad, che paventa semmai lo scenario che il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, definisce la vittoria del «partito della guerra», e quello del Pdci, Oliviero Diliberto, descrive come «anni contrassegnati dalla guerra e dalla sopraffazione». Il che chiama l'Europa a porsi come «contrappeso» degli Usa, come auspica Franco Giordano, del Prc, e deve spingere l'opposizione a «incalzare», come chiede il presidente verde, Alfonso Pecoraro Scanio, la politica di Bush e quella di chi, come Berlusconi, si è fatto suo alleato.
Al cocktail di prudenza e delusione nell'opposizione si contrappone ben altro clima nella Cdl. Anche se non tutti legano immediatamente la vittoria di Bush al destino della coalizione, come fa invece Francesco D'Onofrio, dell'Udc, quando dice che grazie a Bush la coalizione conquista «il diritto al futuro perchè altrimenti il suo progetto politico sarebbe stato colpito a morte». In generale si mette l'accento su altri aspetti, affermando che gli americani hanno premiato, come dice il portavoce di An, Mario Landolfi, l'impegno «nella lotta al terrorismo internazionale» che il nostro governo ha condiviso. Ma per il coordinatore di An, Ignazio La Russa, questo voto «non c'entra assolutamente niente» con ciò che accadrà nel governo, a cominciare dalla ventilata nomina di Gianfranco Fini a ministro degli Esteri. Semmai, dice La Russa, il ruolo dell' Italia sarà importante nella 'fase duè di Bush, allargando le alleanze con «una maggiore vicinanza dei paesi europei».
Quanto ai rapporti fra le due sponde dell'Atlantico, se l' opposizione spera che Bush voglia rapporti migliori con l' Europa, la maggioranza si compiace del fatto che possano continuare le buone relazioni stabilite dal nostro paese con Washington. Relazioni che, come dice il ministro della Difesa, Antonio Martino, hanno valore di alleanza strategica. Tanto che il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, pur contento della vittoria di Bush, si spinge ad affermare che anche un successo di Kerry non avrebbe indotto a fare scelte diverse.
La lezione che trae la Lega dalla conferma di Bush, nelle parole del vice capogruppo alla Camera, Guido Rossi, è invece un invito a prendere esempio dai repubblicani americani: che hanno dimostrato di avere «una solidissima base popolare e di non essere espressione di un'elite» e hanno difeso valori che «in Europa, e anche in Italia» sono considerati scomodi, ed hanno sfatato il mito che identificava i democratici con «la parte più avanzata del paese».
Giovanni Graziani

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