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Elezioni Usa - Jacques Chirac ha detto a Bush di sperare che il suo secondo mandato «sarà l'occasione per rinforzare l'amicizia franco- americana»

PARIGI - I palazzi del potere a Parigi hanno preso atto del risultato determinatosi sull'altra sponda dell' Atlantico, anche se non hanno mancato l'occasione per ricordare agli Stati Uniti che non possono governare il mondo da soli e che l'Europa si avvia a diventare una potenza, una delle potenze con cui gli Usa dovranno fare prima o poi i conti.
Dopo l'ammissione della sconfitta da parte di John Kerry, Jacques Chirac ha inviato le sue felicitazioni al presidente confermato e gli ha detto di sperare che il suo secondo mandato «sarà l'occasione per rinforzare l'amicizia franco- americana». In una lettera che comincia con «caro George» e si chiude con l'assicurazione «della più cordiale amicizia», Chirac sottolinea che « è in uno spirito di dialogo, stima e rispetto reciproco che devono continuare a svilupparsi la nostra cooperazione, la nostra lotta comune contro il terrorismo e l' azione che svolgiamo assieme per promuovere la libertà e la democrazia». E ricorda al neo-confermato presidente Usa che «non potremo trovare risposte soddisfacenti alle numerose minacce cui siamo esposti oggi senza uno stretto partenariato transatlantico», in cui «la Francia e gli Stati Uniti sono chiamati a svolgere un ruolo essenziale».
Centrali nelle dichiarazioni di Chirac dopo la conferma della vittoria di Bush, e del suo ministro degli esteri Michel Barnier prima, si rivelano per la Francia i rapporti transatlantici. Barnier ha ricordato agli americani che sta cominciando «una nuova tappa» e che «non possono immaginare di costruire, dirigere e animare il mondo da soli».
«E' una nuova tappa che comincia in un momento importantissimo per il mondo - aveva dichiarato Barnier ai microfoni di Rtl - l'Europa sta raggiungendo la maturità istituzionale. Le relazioni fra l'Unione europea e la Federazione degli Stati Uniti sono ad un momento chiave», mentre si deve «provare a ripristinare una fiducia americana nel progetto europeo».
«Il nostro mondo - aveva concluso Barnier - ha bisogno di diverse potenze: loro sono la prima. Noi stiamo acquisendo gli elementi e la volontà di essere un'altra grande potenza. Ma ci sono anche i russi, i cinesi, gli indiani, i brasiliani: ecco quello che noi chiamiamo il mondo multipolare».
Un breve ma preciso promemoria per la diplomazia Usa, che, se affiancato al messaggio mandato dal coordinatore delle relazioni tedesco-americane Karsten Voigt, serve a ricordare a Washington che la coppia franco-tedesca chiede un gesto da parte del presidente eletto verso l'Europa e gli europei.
Proprio quegli europei che per Le Monde si trovano nel campo degli sconfitti dopo aver sperato fino alla fine in una vittoria dello sfidante John Kerry. Una posizione comune alle opinioni pubbliche e condivisa da molti governanti, ad eccezione - sottolinea il giornale - di Silvio Berlusconi e di Vladimir Putin.
In molti ricordano che il secondo mandato presidenziale non assomiglia mai al primo; un dato riscontrato anche con Ronald Reagan, che pure era un presidente «compenetrato» nella sua missione di combattere il comunismo e portato come esempio dai sostenitori di George Bush, il quale è «convinto - rileva Le Monde - di affrontare nel fondamentalismo islamico una nuova forma di totalitarismo».
E se l'unificazione politica dell'Europa è uno dei grandi temi che sembra preoccupare gli americani, la parola d'ordine che emerge dalla destra e dalla sinistra francesi è che «l' Europa deve essere forte». Lo sostiene l'uomo del centro, Francois Bayrou, presidente dell'Unione per la democrazia francese (Udf), che fa parte della maggioranza di governo, per il quale «molti osservatori pensavano che la scelta della politica americana fosse del presidente Bush» mentre ci si accorge ora che «è in realtà sostenuta dalla maggioranza dei cittadini americani». «Questo vuol dire - ha aggiunto - che c'è una grande incomprensione tra le due sponde dell'Atlantico sulla quale bisogna riflettere. Il che significa che di fronte ad un'America più decisa occorre un'Europa più forte». E se i verdi parlano di «martedì nero» e di «lutto per la democrazia, la pace e l'ambiente», il capo dell'opposizione socialista Francois Hollande ribadisce che « quello che l' Europa deve fare è di essere forte in relazione ad un'America che cercherà di imporre la sua visione del mondo».
Francesco Bianchini

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