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Elezioni Usa, il candidato democratico John Kerry ha telefonato al rivale alla Casa Bianca per ammettere la sconfitta

NEW YORK - La corsa alla Casa Bianca si è conclusa: alle undici ora della East Coast (le 17 in Italia) al termine di una estenuante notte elettorale, il candidato democratico John Kerry ha chiamato il rivale George W. Bush alla Casa Bianca per ammettere la sconfitta nel voto del 2 novembre.
E' stata una telefonata cortese, ma in cui Kerry ha ricordato al presidente Usa come il risultato delle urne abbia fotografato un paese profondamente diviso e gli ha lanciato un appello perchè faccia qualcosa per «riunificarlo».
I due rivali nella corsa alla Casa Bianca sono poi andati entrambi a riposare e a preparare i rispettivi discorsi alla nazione: Kerry alle 13 a Boston, Bush due ore più tardi, dalla Casa Bianca.
La vittoria, sul fronte del collegio elettorale e anche del voto popolare, dà a Bush un mandato di altri quattro anni per proseguire nella guerra al terrorismo e nella politica di tagli alle tasse, oltre alla chance di nominare uno o più giudici della Corte Suprema.
«Congratulazioni signor presidente», ha detto Kerry nella breve conversazione telefonica durata, secondo fonti di entrambi gli uffici elettorali, meno di cinque minuti.
Bush ha replicato definendo Kery un valoroso e solido oppositore. Kerry ha detto a Bush che il paese è diviso e Bush si è detto d'accordo. «Dobbiamo davvero fare qualcosa per unificarlo», ha replicato il democratico.
La Casa Bianca era certa della vittoria fin dall'alba di oggi quando il capo di gabinetto Andrew Card aveva parlato ai sostenitori del presidente accampati da ore nel Ronald Reagan Building della capitale proclamando la vittoria certa in Ohio.
Fonti della Casa Bianca avevano indicato che il presidente aveva deciso di lasciar tempo al campo rivale «per riflettere sui risultati» prima di annunciare la vittoria.
La decisione di gettare la spugna è stata contrastata nel clan di Kerry riunito nella sua casa di Beacon Hill: il vice John Edwards, secondo fonti a conoscenza della discussione, era dell'idea che l'ammissione della sconfitta fosse prematura.
Edwards, un avvocato, voleva esser certo che ogni via fosse stato esplorata prima di dare la vittoria a Bush. «I repubblicani farebbero lo stesso se fossero nei nostri panni», avrebbe detto il numero due sconfitto.

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