Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 15:08

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«Con Bush temo un'altra guerra, come Hitler vuole dominare il mondo»

L'apocalisse secondo Lawrence Ferlinghetti, tra i padri della Beat Generation e una delle anime della coscienza critica americana
SAN FRANCISCO - «Ora che Bush sembra avere vinto, temo un' altra guerra nel mondo»: è apocalittico Lawrence Ferlinghetti, 85 anni, tra i padri della Beat Generation e una delle anime della coscienza critica americana, mentre commenta l'andamento del voto, a spoglio quasi ultimato.
«Se avesse vinto Kerry - aggiunge - allora ci sarebbero state ancora delle speranze per la democrazia. Ora invece potrebbe scoppiare anche una nuova guerra civile, cioè un momento di grande tensione collettiva; ma credo che queste mie parole saranno intese come un'altra paranoia della sinistra».
Poche ore prima, nella sua City Lights, il tempio del movimento culturale e letterario nato a metà degli anni Cinquanta, incontrando il presidente della Regione Toscana Claudio Martini che lo ha voluto salutare nell' ambito della sua visita in California, il poeta gli aveva manifestato tutta la sua trepidazione per il risultato di questa elezione, «la più importante della storia americana, un momento di possibile vera svolta».
Va giù pesante, Ferlinghetti, mentre parla dal suo studio dove il tempo sembra essersi fermato, al 261 di Columbus Avenue, e guarda dalla grande finestra che si affaccia sul quartiere italiano: «c' è paura di brogli elettorali in questo spoglio - osserva con la sua voce bassa ma senza esitazione - e credo ci possa essere davvero il rischio di una certa partigianeria, visto che molti giudici federali sono stati nominati da Bush». Il poeta paragona questo momento della storia americana «con l' avvento del fascismo in Italia, quando c' era una cooperazione totale tra i grandi gruppi industriali e il governo» e definisce ciò «molto pericoloso: è il modo in cui hanno cominciato Hitler e Mussolini». «Ai tempi di Hitler - dice Ferlinghetti - c'erano anche i tedeschi buoni che non credevano alle notizie sulle atrocità del dittatore, non credevano ai suoi piani di conquistare il mondo. Anche oggi abbiamo buoni americani che non credono...», e non finisce la frase.
Il poeta ricorda ancora con angoscia «l'ondata di paranoia successiva all' 11 settembre quando Bush ha varato un pacchetto di leggi, quasi marziali, che hanno tolto la libertà a molti americani. Ecco è quello il governo americano». Ed indica un uccellino in legno con due ali destre, appoggiato su un mobile, su cui è scritto «Il governo Usa: un uccello con le ali a destra». «In quattro anni - dice mentre si appoggia alla prima sedia della libreria datata 1953 - Bush ha fatto danni tremendi alla democrazia americana. Loro intendono dominare il mondo, completamente - racconta ancora il vate della Beat generation, l' uomo che Fernanda Pivano ha definito «il Prevert d' America» - come è scritto nel loro documento chiamato 'Il piano per il 21/o secolo». E lì c'è scritto che la guerra in Iraq era stata decisa da tempo, molto prima che incominciasse. E non sono un paranoico».

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