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Elezioni Usa, il cuore di Little Italy batte per Kerry... con qualche sobbalzo

NEW YORK - Il cuore della "Little Italy" di Brooklyn batte per i democratici. Il "blu" prevale ovunque, nei negozi, nelle case, perfino sulle auto.
La maggior parte degli italiani che è andata a votare all'apertura dei seggi questa mattina non ha dubbi sulla propria scelta, ma c'è ancora qualcuno che cerca di non farsi sopraffare dall'ondata di voti democratici previsti per la zona. E la scelta fra il presidente in carica, il repubblicano George W. Bush e lo sfidante democratico John Kerry, divide anche le famiglie italo-americane. La comunità sa bene che non è in grado di diventare l'ago della bilancia dello scrutinio, ma è convinta comunque di poter dare un grande contributo al voto.
Nel distretto 20 di Bensonhurst, che raggruppa 9 aree della zona fra 18th Street e 77th Avenue, tra pasticcerie dai cannoli giganti e l'unico videostore di New York dove si possono comprare i film di Totò, l'afflusso di elettori è stato costante fin dall'apertura dei seggi, alle 6 in punto.
Quattromila sono gli aventi diritto al voto iscritti al collegio di quel distretto e un paio di ore dopo l'apertura dei seggi il numero degli elettori aveva già superato quota 400.
«E' stato un continuo via vai fin da stamattina. Molta gente ha preferito votare prima di andare al lavoro», ha confermato Mary Ranieri, una delle scrutatrici italo-americane del liceo di Utrecth dove si tengono le votazioni.
Davanti a lei una fila di persone ansiosa di votare mentre altre sono impegnate davanti alla scuola a distribuire volantini pro-Kerry dell'ultimo minuto. «La mia scelta è andata a Kerry», dice Maria Intravaia, 33 anni, sposata e mamma di una bambina, mostrando con orgoglio una maglia blu con il ritratto del candidato democratico: «La gente oggi ha bisogno di certezze, ha bisogno di un leader che si occupi dei problemi quotidiani soprattutto per quanto riguarda l'occupazione e la sicurezza sociale. E' evidente che chi sta bene economicamente dà il suo voto a Bush, ma da quando ha assunto la guida del Paese si è creato un divario troppo ampio fra le classi sociali. Altri quattro anni con l'attuale presidente in carica saranno un disastro per l'America».
«Bush non avrebbe mai dovuto governare, neanche nel Texas», le fa eco Enrico Candela, 40 anni, insegnante. «Prima dell'attacco in Iraq gli errori erano sanabili, ma dalla guerra in poi è stato un percorso in salita. Se continua così non ne verremo mai fuori e l'America rischia un altro Vietnam».
L'afflusso di elettori continua. Molti, americani di seconda generazione, parlano ancora la lingua dei genitori. C'è chi si ferma per un breve scambio di battute, (si discute di tutto tranne che del prossimo inquilino alla Casa Bianca), chi ha fretta di votare felicissimo di non dover più ascoltare spot elettorali alla tv o al telefono, chi ha tempo per caffè e muffin, patriotticamente a strisce bianche, rosse e blu.
«Ho dato il mio voto a Bush e per questo motivo ho litigato con mio marito», dice Camilla Carnevale, casalinga, nata e cresciuta a New York, repubblicana a vita. «Non sono favorevole ai cambiamenti e Kerry non mi ispira affatto fiducia. Dice di essere cattolico e si è sposato due volte. Non mi pare un comportamento coerente». «Bush ha rovinato questo Paese», la interrompe il marito. «Ci sono troppi disocuppati e lui continua a voler rimanere in Iraq, ma fino a quando potranno resistere i nostri ragazzi?».
Il nome di Bush apre il dibattito con altri italoamericani che ascoltano a poca distanza. «Diamo al nostro presidente l'occasione di continuare quello che ha iniziato. E' l'unico che in grado di lottare contro il terrorismo», s'intromette l'agente di polizia Frank Iorizzo. «Ammetto di non aver mai votato prima, ma sento che queste elezioni saranno determinanti per il futuro del Paese».
«Kerry non m'ispira fiducia per niente. Durante la campagna elettorale ha cambiato troppo spesso opinione e le sue promesse sull'abbassamento delle tasse mi sembrano davvero una speranza più che una certezza», dice Raimondo Silveri, 46 anni, impiegato presso i trasporti pubblici. Tra gli elettori s'intravede anche un gruppo di giovani. Alcuni di loro votano per la prima volta e ancora oggi non hanno deciso per chi.
«Purtroppo nessuno di loro mi ha davvero convinto durante la campagna elettorale. Deciderò all'ultimo momento», dice Giulio Riso, 22 anni, iscritto al primo anno di Università.
La fila di elettori si allunga, qualcuno ha fretta di tornare a casa per seguire l'andamento delle votazioni in tv, qualcun altro deve ritornare al lavoro dopo aver ottenuto un permesso speciale per poter votare. Tutti però sperano di poter saper chi sarà il futuro presidente degli Usa prima di andare a dormire.
Tania D'Amico

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