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Elezioni Usa, in Ohio i giudici consentono ai repubblicani di inviare attivisti nei seggi per contestare la regolarità delle iscrizioni degli elettori democratici che considerano «sospetti»

WASHINGTON - La sentenza di un tribunale all'alba dell'Election Day ha reso ancora più tesa l'atmosfera nei seggi dell'Ohio, uno degli stati decisivi nella battaglia per la Casa Bianca.
L'importanza dello stato, che ha 20 preziosi voti elettorali e che nel 2000 è stato vinto da George Bush per 230 mila voti, è stata sottolineata dalla decisione del presidente americano di fermarsi proprio in Ohio, per un'ultima esortazione agli elettori, nel suo viaggio di rientro a Washington, dopo avere votato in Texas, alla fine della estenuante campagna elettorale.
La decisione presa da una corte d'appello federale di consentire ai repubblicani di inviare attivisti nei seggi per contestare la regolarità delle iscrizioni degli elettori democratici che considerano "sospetti" ha contribuito ad aumentare la tensione.
E' un decisione che vale per tutte le 88 contee dell'Ohio, i cui seggi sono stati presi d'assalto sin dal primo mattino, nonostante la pioggia, da una percentuale da primato di cittadini ansioni di votare.
L'Ohio ha fatto registrare un aumento del 15 per cento del numero degli elettori e proprio questo massiccio incremento è stato all'origine della battaglia legale tra democratici e repubblicani conclusa a favore del partito di George Bush con la sentenza annunciata oggi all'alba.
I repubblicani sostengono che tra i nuovi iscritti alle liste elettorali vi sono migliaia di democratici in posizione irregolare ed avevano chiesto ai tribunali di annullare in blocco le iscrizioni sospette.
Sconfitti inizialmente dai giudici i repubblicani avevano fatto ricorso al "piano B": inviare migliaia di attivisti nei seggi per contestare di persona, come consente la legge dell' Ohio, gli elettori in odore di truffa.
Una corte d'appello federale ha dato oggi via libera, per 2 voti a 1, ai repubblicani dopo che ieri due giudici avevano stabilito, in casi diversi ma paralleli, che la presenza degli attivisti ai seggi avrebbe «interferito nel voto» creando una atmosfera di intimidazione nei confronti degli elettori.
Un tentativo dei democratici di far intervenire oggi la Corte Suprema degli Stati Uniti è fallito. Il massimo organismo giudiziario della nazione ha rifiutato di interferire nella decisione dei tre giudici d'appello.
I repubblicani sostengono che l'alto numero di nuovi elettori iscritti dai democratici in Ohio nasconde frodi ed imbrogli e intendono contestare ai seggi tutti i casi che ritengono dubbi.
I democratici avevano protestato e accusato i repubblicani di voler spaventare gli elettori per tenere bassa l'affluenza.
Ma la corte d'appello ha stabilito oggi che la presenza degli attivisti non è illegale (anche se sarà limitata ad una persona per seggio) perchè è «nel pubblico interesse che siano esclusi dal voto coloro che non hanno il diritto di votare».
Ieri le autorità dell'Ohio avevano informato i responsabili dei seggi, accettando la decisione presa ieri dei due giudici, che gli attivisti non potevano essere ammessi nei seggi. Dopo la sentenza di segno opposto annunciata oggi all'alba dalla corte di appello è sorto il problema di informare rapidamente tutti i seggi del contrordine.
Sono nati inevitabilmente equivoci. A Cleveland l'attivista democratico John Douglas è stato espulso dal seggio, situato nello scantinato di una chiesa, dal responsabile che non aveva ancora ricevuto la nuova disposizione. Dopo venti minuti di litigi, con la minaccia dell'intervento della polizia, Douglas è stato riammesso al seggio.
Cristiano Del Riccio

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