Mercoledì 19 Dicembre 2018 | 17:18

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L'astronave «Apollo»

L'astronave Apollo era un vero e proprio "treno spaziale". Era infatti composta da tre parti che venivano tutte agganciate tra loro.
I primi due moduli raggiungevano l'orbita lunare, staccavano il modulo lunare di discesa (LEM) e lo recuperavano per il rientro a Terra. Il modulo di comando, di forma conica, era una capsula alta 3.5 metri e dal diametro di 3.8, all'interno del quale c'era la cabina dei tre astronauti, con uno spazio abitabile simile a quello di una vettura media (sei metri cubi). La cabina pressurizzata era piena d'aria, con azoto e ossigeno: un perfezionato sistema di condizionamento e ventilazione manteneva la temperatura interna intorno ai 24 gradi. Davanti agli astronauti, distesi sul dorso, c'era la consolle di comando con più di 500 interruttori, 40 indicatori e 70 spie luminose. Inoltre nella cabina era stato ricavato spazio per 25 armadietti, con stipati ben 1.700 articoli necessari alla missione ealla sopravvivenza dell'equipaggio. Il solo viaggio richiedeva 140 ore tra andata e ritorno: le osservazioni del panorama spaziale e il controllo visivo delle manovre di aggancio e distacco erano possibili attraverso cinque oblò costruiti con speciali materiali trasparenti a prova di radiazioni e meteoriti.
La prua del modulo di comando aveva un portello a tenuta che permetteva a due dei componenti dell'equipaggio di passare, attraverso il piccolo tunnel cilindrico, nel modulo lunare.
Tutti i sistemi per raggiumgere la Luna e ritornare sulla Terra si trovavano infatti nel modulo di servizio, di forma cilindrica, e attaccato alla base del modulo di comando. Era alto sette metri, con diametro di quattro e peso di 17 tonnellate. Ospitava 16 motori e gran quantità di propellente, necessario per la traiettoria tra la Terra e la Luna, per mettere in orbita lunare l'Apollo e infine per il rientro della capsula. Conteneva inoltre le riserve di ossigeno e d'idrogeno. Il modulo di servizio veniva sganciato dal modulo di comando in prossimità della Terra, subito prima del rientro.
La terza parte, il modulo lunare o di discesa, più spesso chiamato LEM, era quello che si sarebbe posato sulla Luna. Si trattava di una struttura complessa, alta otto metri e con diametro di nove, pesante 15 tonnellate. Il LEM era formato a sua volta di due sezioni: la parte inferiore, dotata di quattro "zampe" telescopiche molleggiate, era riservata alla fase di atterraggio lunare. Conteneva un potente motore a razzo a forma di campana, che puntato verso la superficie selenica, agiva da frano. La parte superiore invece, detta stadio di risalita, si staccava dalla Luna per riportare i due astronauti verso i moduli di comando e di servizio che si trovavano nell'orbita lunare di "parcheggio".
Per operare la manovra di decollo dalla superficie selenica, la spinta necessaria era di poca entità, dato che l'accelerazione di gravità esistente sulla Luna rende gli oggetti molto meno pesanti che non sulla Terra. Fungeva da rampa di lancio la stessa sezione di allunaggio.

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