Venerdì 14 Dicembre 2018 | 16:14

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Il dolore di Tokyo per il giapponese ucciso. Le truppe rimangono in Iraq, dice il Governo

TOKYO - Dopo un'altalena drammatica ieri tra disperazione e speranza, il governo giapponese ha confermato ufficialmente oggi l'uccisione dell'ostaggio Shosei Koda, 24 anni, rapito cinque giorni fa da un gruppo armato legato al terrorista giordano Abu Mussab al-Zarqawi che aveva minacciato di ucciderlo entro 48 ore se Tokyo non avesse ritirato le sue truppe dall'Iraq.
La conferma è arrivata circa nove ore dopo il rinvenimento a Baghdad da parte di poliziotti iracheni, in una zona non lontana dall'ambasciata americana, del cadavere di un asiatico decapitato e avvolto in una bandiera americana.
L' identificazione avvenuta attraverso l' esame delle impronte digitali del cadavere inviate per via elettronica a Tokyo ed esaminate da esperti convocati dal governo giapponese, ha detto in una conferenza stampa il ministro degli Esteri giapponese Nobutaka Machimura. «Il governo ha fatto tutto il possibile per la liberazione dell' ostaggio. E' motivo di fortissima indignazione e condanna che terroristi senza pietà abbiano stroncato in una maniera così vile la vita di un semplice cittadino. Il governo giapponese condanna fermamente questo barbaro atto e combatterà fino alla fine, insieme con tutti i Paesi alleati ed amici, contro il terrorismo», ha affermato il ministro.

La morte dell'ostaggio, un giovane giramondo in una sorta di vacanza-studio- lavoro che l'aveva portato prima in Nuova Zelanda poi in Israele e Giordania da dove era partito «per curiosità» in autobus il 20 ottobre scorso arrivando a Baghdad il giorno successivo, è un duro colpo per il premier Junichiro Koizumi, stretto alleato degli Stati Uniti di Bush e autore in prima persona della controversa decisione di inviare un contingente di truppe in Iraq. Secondo alcuni osservatori, citati dall'agenzia di stampa «Kyodo», è probabile ora un'intensificazione degli attacchi in Iraq contro le truppe e gli interessi giapponesi.
Ma il governo ha immediatamente sgombrato il terreno da ogni incertezza. Il contingente militare giapponese rimarrà in Iraq, ha ribadito stamani il portavoce ufficiale del governo Hiroyuki Hosoda, parlando con i giornalisti subito dopo la conferma ufficiale dell' avvenuta uccisione del giovane. «Le truppe di terra giapponesi continuano la loro missione di aiuti umanitari in Iraq», ha affermato Hosoda.
La missione delle truppe, 570 soldati con sede a Samawa, centro dell' Iraq meridionale tra Najaf e Nassiriya, approvata dal parlamento per un anno nel dicembre 2003, prossima a scadere, ma fonti governative hanno ribadito di recente che sarà sicuramente prolungata.

Koda è il quinto giapponese a venire ucciso in Iraq dall'inizio della guerra, guidata dagli Stati Uniti, contro il regime di Saddam Hussein. Prima di lui erano caduti in agguati due diplomatici e due giornalisti free lance. Ma è il primo ostaggio nipponico ad essere assassinato in Iraq. Nell'aprile scorso due gruppi di giapponesi, uno di tre, compresa una donna volontaria e pacifista, Nahoko Takato, e l'altro di due erano stati sequestrati da gruppi armati nei pressi di Falluja, venendo liberati dopo alcuni giorni grazie anche all'intervento di rappresentati degli ulema iracheni.

La salma di Shosei Koda, originario di Noogata, prefettura di Fukuoka, isola meriodionale di Kyushu, dove lo hanno atteso invano i genitori, Noboru e Setsuko, e il fratello maggiore Maki, 26 anni, sarà trasportata in patria via in aereo via Kuwait, hanno reso noto fonti del ministero degli esteri giapponese. I familiari sono stati informati della morte con una telefonata del ministro degli esteri Machimura.

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