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A Matera se ne va un pezzo di storia

MATERA - A Matera continuano a chiamarlo ancora il «mulino di via Cererie», quello che oggi ospita lo stabilimento Barilla spa destinato a chiudere dal 1 gennaio 2006, secondo il piano di riorganizzazione industriale annunciato oggi a Parma dall'azienda.
E' l'ultimo pezzo della storia industriale di Matera che rischia di finire nel novero delle occasioni imprenditoriali perdute dopo la scomparsa dell'industria dei laterizi e il brusco ridimensionamento del settore molitorio e pastaio alla fine degli anni Settanta. Padula, Quinto, Manfredi e Andrisani sono state le famiglie imprenditoriali che hanno gestito con quattro mulini la filiera cerealicola locale. Farine di qualità, macinate dai grani duri della collina materana, trasformate in pane e paste che conquisteranno le tavole degli italiani fino alla crisi dei mercati, causato dagli alti costi di produzione e dalla perdita di competitività. Si cercò di tamponare gli effetti della crisi dapprima con un accordo tra i Quinto, i Manfredi e i Padula e poi coinvolgendo nel 1983 la Barilla, che entrò a far parte con una quota di minoranza del Consorzio industrie molitorie (C.I.M) fino al controllo totale del pacchetto azionario da parte del gruppo emiliano nel dicembre scorso. Dallo scorso anno il pastificio materano ha cambiato denominazione e si chiama Barilla.

«Peccato - ha commentato tra incredulità e rammarico Francesco Manfredi, l'ultimo presidente della Quinto e Manfredi - proprio non me l'aspettavo. Mi sembra una cosa fuori dal mondo. Mi stupisce e in parte mi indigna. Hanno realizzato uno stabilimento con risorse pubbliche fruendo di varie agevolazioni. Perché cancellare definitivamente una realtà che vanta una tradizione e una produzione consolidata e apprezzata. Non pensavo che finisse così. Prima che andassi via non c'erano segnali di questo tipo». Manfredi ricorda la difficile fase del rilancio del polo pastaio materano con l'accorpamento e la chiusura degli stabilimenti di via Lucana e di via San Vito grazie a un processo di delocalizzazione nello stabilimento Padula di via Cererie e nel 1987 accanto al vecchio stabilimento Padula venne realizzata la nuova struttura con il passaggio da due a cinque linee produttive, strutture di stivaggio dei cereali e altri servizi. Furono impiegate risorse per circa 50 miliardi delle vecchie lire grazie alle agevolazioni della legge sulla ricostruzione post terremoto. La produzione passò dai 400 quintali ai 2.000 quintali giornalieri. «Fu un segnale di ripresa per l'industria molitoria locale - ha commentato Manfredi - che ha una lunga tradizione produttiva. Via via il centro decisionale si è spostato altrove e questo ha attenuato le possibilità di crescita del polo materano. Sarebbe un peccato che chiudesse per sempre. Spero che la città, il territorio attivino iniziative e profondano impegno per scongiurare la scomparsa di una attività che è punto di riferimento per il comparto agricolo di una vasta area del Mezzogiorno».

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