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Cgil-cisl-uil, inaccettabile chiusura Barilla di Matera. Sciopero di 8 ore il 30 novembre

POTENZA - «E'inaccettabile che la Barilla, dopo aver acquisito il sito di Matera, uno degli stabilimenti più competitivi nella produzione della pasta, e una volta recuperato il mercato, in modo unilaterale, con una scelta non condivisa e tutta da verificare sotto il profilo industriale, mette in discussione oltre 120 posti di lavoro, oltre a una consistente attività indotta, senza alcun confronto con il sindacato e le istituzioni locali». Lo hanno detto in una nota i segretari regionali della Basilicata di Cgil-Cisl-Uil, Giannino Romaniello, Nino Falotico e Michele Delicio.
«Contrastiamo con forza - hanno proseguito - una scelta ingiusta e dannosa per il territorio di Matera e devastante sotto il profilo produttivo e sociale. Per Cgil, Cisl e Uil di Basilicata, questa scelta conferma il malessere e le difficoltà in cui versa il sistema produttivo italiano, con i rischi conseguenti che a pagare puntualmente sono le realtà più deboli del paese».
«E'una ragione in più per il sindacato lucano - hanno concluso i segretari - di fare dello sciopero generale del 30 novembre una giornata di lotta sui temi nazionali e regionali, finalizzata ad impedire che si consolidi un processo oramai avanzato di deindustrializzazione del territorio lucano».

I sindacati chiedono l'immediato ritiro del piano, in quanto «contraddice quanto affermato appena un anno fa nel piano integrativo del gruppo», e perché è volto a «penalizzare il Mezzogiorno». Di diverso avviso la controparte aziendale: «dei 162 milioni che Barilla investirà - ha spiegato Ghelfi nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in contemporanea all'annuncio del piano ai sindacati - i due terzi dei soldi saranno destinati al Sud».

«Il calo dei consumi, la crescita degli hard discount, lo sviluppo delle marche dei distributori e dei primi prezzi, unitamente a un calo del mercato della pasta in Italia - ha spiegato Ghelfi - e un aumento di promozioni e sconti», sono i motivi che hanno spinto Barilla a riorganizzare la divisione della pasta. A questo va inoltre aggiunta «la necessità che i siti produttivi, dal punto di vita logistico, siano vicini al proprio mercato di riferimento».
Motivazioni che, per i sindacati, «non reggono», visto che lo stabilimento di Matera, il più coinvolto dal riassetto, «è una realtà produttiva ed efficiente, considerata a torto l'anello debole del gruppo pastaio del Mezzogiorno».
«Il 2004 è andato bene per la pasta - ha spiegato Ghelfi - visto che i volumi sono cresciuti del 3,6% e il fatturato dell'1,6%, mentre l'utile operativo è avanzato dell'8-9%, anche se questo è stato un anno record per la raccolta del grano, ma le previsioni per il mercato in generale restano negative».
Risultati in crescita, ma anche sulle cifre scatta il confronto tra azienda e sindacati, secondo i quali Barilla non «ha dato notizie sul rapporto tra fatturato e indebitamento bancario» e su cui, denuncia la Flai «ci sono problemi seri e gravi».

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