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Il mistero dei conti bancari

TEL AVIV - Yasser Arafat, il leader noto in tutta le Regione per lo stile di vita assolutamente spartano, è una persona molto abbiente. Lo sospettano i suoi collaboratori, lo afferma con certezza Israele. Con il suo repentino degrado fisico, le polemiche per la sua gestione della casse palestinesi potrebbero rinfocolarsi.
Era il dicembre 2002 quando un ex agente dell'intelligence militare di Israele, Ozrad Lev, rivelò con dovizia di particolari al quotidiano "Maariv" del trasferimento di 300 milioni di dollari dell'Anp da un conto corrente della Arab Bank a Ramallah (Cisgiordania) verso la banca svizzera Lombard Odier (Ginevra) e verso altre società in Svizzera e Gran Bretagna.
Per non dare nell'occhio, la transazione era avvenuta gradualmente negli anni 1997-2001. Lev conosceva la vicenda in prima persona: diceva di aver compiuto lui stesso quei trasferimenti - dietro adeguata commissione - assieme con Yossi Ginossar (un ex agente dei servizi segreti israeliani, amico personale di Arafat) e con Mohammed Rashid, il consigliere finanziario del presidente palestinese.
Lev giustificò le rivelazioni col timore che i fondi da lui amministrati per Arafat fossero stati poi utilizzati, a sua insaputa, per finanziare l'Intifada. Della vicenda se ne occupò allora il Mossad, il servizio di spionaggio israeliano. Se le indagini appurarono qualcosa di concreto, non fu divulgato. Nel frattempo Lev è scomparso dalle cronache dei giornali, e Ginossar è morto a causa di un tumore.
Gli anni in questione erano un periodo di intensa cooperazione fra Israele e Anp. Già allora "Haaretz" aveva segnalato l'esistenza di un conto bancario di Arafat in una filiale della Leumi Bank nella via Carlebach di Tel Aviv. Là, secondo il giornale, si accumulavano dazi doganali ed altri versamenti israeliani.
Nel 2003 tornò a manifestarsi l'interesse per gli asseriti fondi segreti di Arafat, quando un rapporto del Fondo monetario internazionale stabilì che il presidente palestinese aveva «dirottato» verso conti privati 900 milioni di dollari. I suoi investimenti spaziavano dai casinò a compagnie di cemento, nonché a compagnie telefoniche in Algeria e Tunisia.
La questione fu affrontata poi dalla rete televisiva "Cbs" con una approfondita inchiesta intitolata: «I miliardi di Arafat».
Secondo il network, il patrimonio personale del presidente si aggirava sugli 800 milioni di dollari. Ma funzionari governativi statunitensi indicavano cifre ben più consistenti, comprese fra uno e tre miliardi di dollari.
Nel tentativo di aggiungere un proprio contributo, la rivista economica "Forbes" citò allora valutazioni attribuite all'intelligence di Israele, secondo cui Arafat controllava in quel momento almeno 1,3 miliardi di dollari, al di fuori delle casse dell'Anp. Nel frattempo anche la moglie del presidente, Suha Arafat, è stata oggetto di polemiche. Funzionari israeliani rivelarono allora alla "Cbs" che essa riceveva tutti i mesi dal marito 100 mila dollari per le necessità correnti. Fra queste, venne poi precisato, cure costose per la figlia gravemente ammalata.
A febbraio la stampa francese ha riferito dell'apertura di una inchiesta sui movimenti di fondi da lei operati negli anni 2002-2003 fra un istituto bancario svizzero e due diversi conti in Francia. La cifra menzionata era di 11,5 milioni di dollari.
Secondo Debka, un sito internet israeliano di spionaggio, Suha Arafat - già benestante di famiglia - avrebbe accumulato ingenti somme di denaro in Francia.
Rashid, da parte sua, da oltre un anno ha trasferito le attività all'estero e non ha quasi più visitato i Territori.
Di recente è stato formalmente sollevato dai suoi incarichi per conto dell'Anp e di Arafat, anche dietro pressioni del ministro delle finanze Salam Fayad: un riformatore che da anni combatte per la totale trasparenza dei conti pubblici palestinesi.
Ma Rashid non è uscito di scena. Ieri era nella Muqata, al capezzale del presidente ammalato. E anche la «first lady» lo ha raggiunto, per la prima volta in diversi anni. Molti palestinesi - in particolare i deputati, che già hanno lottato contro la corruzione e gli sprechi nell'Anp - si attendono da loro risposte esaurienti sulla reale entità e sulla utilizzazione dei fondi passati per le loro mani.
Aldo Baquis

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