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***II. COMPETENZE E LORO ESERCIZIO DA PARTE DELLE ISTITUZIONI***

IL SISTEMA DI COMPETENZE Il progetto di Costituzione stabilisce innanzitutto i principi fondamentali relativi ai seguenti principi: - principio di attribuzione delle competenze dell'Unione; - regolazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità nell'esercizio delle competenze; - prevalenza del diritto comunitario, affermato senza ambiguità; - obbligo da parte degli Stati membri di garantire l'esecuzione del diritto comunitario.
Si distinguono tre categorie di competenze dell'Unione: competenze esclusive, competenze concorrenti e settori in cui l'Unione ha competenze per condurre azioni di sostegno, fermo restando che tali competenze saranno esercitate conformemente alle disposizioni della parte III relative a ciascun ambito d'azione. Sono riconosciuti casi particolari per quanto concerne il coordinamento delle politiche economiche e dell'occupazione (articolo 14) e la politica estera e di sicurezza comune (articolo 15) che non rientrano nella classificazione generale.

La necessaria flessibilità del sistema viene assicurata da una clausola che permette l'approvazione delle disposizioni necessarie per raggiungere uno degli obiettivi stabiliti dal progetto di Costituzione qualora essa non preveda poteri d'azione in merito. Il suo campo di applicazione è quindi più ampio di quello dell'attuale articolo 308 Tce, che si limita al mercato interno, ma le condizioni della sua attuazione sono più rigorose poichè, oltre all'unanimità in seno al Consiglio, è richiesta anche l'approvazione del Parlamento.
Tale dispositivo è completato dal Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità che introduce segnatamente un «meccanismo di allerta precoce» il quale associa i Parlamenti nazionali nel controllo dell'attuazione del principio di sussidiarietà.

GLI STRUMENTI E LA PROCEDURA D'ADOZIONE STRUMENTI LEGISLATIVI E REGOLAMENTARI Il progetto di Costituzione, sulla base di una gerarchia delle norme, opera un chiarimento degli atti giuridici tramite i quali le istituzioni attuano le competenze dell'Unione, nonché le procedure di adozione degli stessi atti, tramite due distinzioni: - tra gli atti giuridicamente vincolanti (leggi, leggi quadro, regolamenti e decisioni) e gli atti non vincolanti (pareri e raccomandazioni); - all'interno degli atti giuridici vincolanti, tra atti legislativi («leggi» e «leggi quadro»), e atti non legislativi («regolamenti» e «decisioni»).
Per quanto concerne gli atti legislativi: il potere d'iniziativa legislativa rimane alla Commissione pur essendo concorrente per taluni ambiti legati allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, con almeno un quarto degli Stati membri.
Il progetto di Costituzione stabilisce come regola generale che le leggi e le leggi quadro siano adottate con procedura di codecisione tra il Pe e il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, con procedura detta «procedura legislativa ordinaria», ripresa senza apportare praticamente nessuna modifica dall'attuale procedura di codecisione.
Per quanto concerne gli atti non legislativi: per gli atti esecutivi stricto sensu, il progetto di Costituzione ricorda innanzitutto che spetta innanzitutto agli Stati membri attuare gli atti giuridicamente vincolanti delle istituzioni europee. Essendo necessarie condizioni d'esecuzione uniformi, il progetto di Costituzione affida in via prioritaria alla Commissione ed eccezionalmente al Consiglio (atti d'esecuzione adottati direttamente sulla base della Costituzione, a parte la Pesc) il potere di emanare misure d'esecuzione corrispondenti. Per quanto riguarda la comitatologia, una legge europea stabilirà in via preventiva le regole e i principi generali concernenti le modalità di controllo esercitato dagli Stati membri su tali atti esecutivi. Il Pe avrà quindi l'ultima parola in materia di futura «comitatologia».
Il progetto di Costituzione istituisce anche i regolamenti delegati, adottati dalla Commissione (non esistono regolamenti delegati del Consiglio!) su delega dell'autorità legislativa, ovvero del Pe o del Consiglio.
Tali regolamenti delegati, che possono modificare o completare taluni aspetti delle leggi o delle leggi quadro senza peraltro intaccare i loro elementi essenziali, impongono quindi un'abilitazione specifica formulata nel testo di base in questione e sono soggetti a un particolare meccanismo di controllo del colegislatore: ciascuno dei due rami legislativi può revocare la delega; il regolamento delegato entrerà in vigore soltanto se, entro un termine di 3 mesi dopo la presentazione da parte della Commissione di un progetto di regolamento delegato ai due rami dell'autorità legislativa, nessuno dei due solleva obiezioni in merito.


DISPOSIZIONI DI BILANCIO E FINANZIARIE Il quadro istituzionale delle finanze comunitarie è notevolmente modificato dalla Costituzione. Il progetto della Convenzione non è stato interamente seguito dalla Conferenza governativa ma, sostanzialmente, si può affermare che l'equilibrio raccomandato dalla Convenzione è stato rispettato, nonostante gli attacchi cui è stato sottoposto, che hanno richiesto ai rappresentanti del Pe in seno alla Conferenza duplici sforzi per eliminare proposte che avrebbero notevolmente sminuito il ruolo del Pe.

RISORSE PROPRIE Una legge europea adottata all'unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Pe, stabilisce il limite delle risorse proprie e può definire nuove categorie di risorse o abrogare quelle esistenti. Questa legge può entrare in vigore soltanto previa approvazione degli Stati membri, sulla base delle rispettive norme costituzionali. Tuttavia, le modalità concrete di attuazione di questa legge verranno stabilite da una legge del Consiglio (adottata a maggioranza qualificata), previa approvazione del Pe.

QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE Il quadro finanziario pluriennale (che sostituisce le attuali prospettive finanziarie) disciplina l'evoluzione delle spese dell'Unione per un periodo (minimo) di 5 anni, entro il limite delle risorse proprie. Esso definisce i massimali per ciascuna categoria di spesa.
Esso sarà adottato con legge del Consiglio, che delibera all'unanimità, previa approvazione del Pe, che si pronuncia a maggioranza dei suoi membri. Tuttavia, a seguito delle richieste di varie delegazioni e dei rappresentanti del Pe, che erano contrari a questo ritorno all'unanimità (la Convenzione prevedeva l'unanimità per il primo quadro pluriennale adottato dopo la firma della Costituzione e a maggioranza qualificata per i seguenti), la Costituzione prevede una «passerella», in base alla quale il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che autorizza il Consiglio ad adottare la legge che stabilisce il quadro finanziario pluriennale a maggioranza qualificata.

BILANCIO ANNUALE La legge che definisce il bilancio annuale, che deve rispettare il quadro finanziario pluriennale, è adottata congiuntamente dal Pe e dal Consiglio. La procedura di bilancio è stata notevolmente modificata ma, nonostante i tentativi di varie delegazioni di mettere in causa l'accordo stabilito alla Convenzione, la sostanza di quest'ultimo è mantenuta: è abolita la distinzione tra So e Sno (spese obbligatorie e spese non obbligatorie ndr); il Pe conserva l'ultima parola sull'insieme del bilancio.
Peraltro, le disposizioni che costituiscono ciò che attualmente si definisce il «regolamento finanziario» in futuro saranno materia di regolamentazione tramite legge adottata secondo la procedura legislativa ordinaria (ma, fino al 2007, il Consiglio decide all'unanimità).

LE COOPERAZIONI RAFFORZATE Esse devono raggruppare almeno un terzo degli Stati membri. Vertono soltanto sulle competenze non esclusive dell'Unione (ma potrebbero riguardare, ormai, anche la politica di difesa). L'autorizzazione a farvi ricorso è data dal Consiglio a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo, e su proposta della Commissione (salvo in materia di Pesc, in cui è richiesta una decisione all'unanimità del Consiglio, un parere del ministro degli Affari esteri e della Commissione, mentre il Pe viene soltanto informato). Gli Stati membri che non hanno partecipato alle cooperazioni rafforzate prendono parte alle deliberazioni del Consiglio, pur non partecipando al processo decisionale.
Inoltre, a seguito degli sforzi di alcune delegazioni e in particolare dei rappresentanti del Pe, la Conferenza ha accolto anche una disposizione «passerella», proposta dalla Convenzione ma fortemente messa in causa durante i negoziati, che consente agli Stati partecipanti a una cooperazione rafforzata di passare al voto a maggioranza qualificata o alla procedura legislativa ordinaria attraverso una decisione adottata all'unanimità da questi Stati (questa clausola passerella non può però essere utilizzata nel settore della difesa).

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