Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 23:54

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Un giramondo di 24 anni il giapponese preso in ostaggio da al-Zarqawi

TOKYO - Non è un militare e nemmeno un tecnico o un lavoratore impegnato nelle opere di ricostruzione il cittadino giapponese sequestrato in Iraq dai miliziani di Abu Mussab al-Zarqawi, che minacciano di decapitarlo se entro 48 ore Tokyo non avrà richiamato in patria le proprie truppe dal Paese arabo. Si tratta invece di un semplice giramondo, più che di un turista nel vero senso della parola. Le autorità nipponiche lo hanno identificato infatti come Shosei Koda, 24 anni, originario di Noogata, località situata nella prefettura meridionale di Fukuoka: «Se ne è andato vagabondando in diversi Paesi», ha dichiarato Hiroyuki Hosoda, segretario di gabinetto del premier Junichiro Koizumi e portavoce del governo. Il padre dell'ostaggio all'emittente televisiva statale 'Nhk' ha spiegato che il figlio era partito da casa qualche tempo fa, sembra all'inizio di gennaio, per poi arrivare a luglio in Nuova Zelanda; da allora non si era più saputo nulla di lui, tanto meno dove si trovasse.

Secondo l'agenzia di stampa 'Kyodo', tre giorni fa il ministero degli Esteri aveva avvertito la famiglia Koda di aver appreso che il 21 ottobre il giovane era entrato in Iraq dalla Giordania, ove sembra avesse lavorato per qualche tempo presso un hotel. Ai colleghi aveva rivelato di voler attraversare la frontiera irachena. «Non ci aveva detto niente», ha assicurato il padre. «Suppongo pensasse che ci saremmo opposti».
Vani erano stati i tentativi di localizzarlo e contattarlo, fino alla diffusione via Internet del comunicato con il quale il 'Gruppo di al-Qaeda per la Guerra Santa nella Terra dei Due Fiumi' (una delle nuove denominazione adottate dalla formazione armata di Zarqawi) ieri ne ha rivendicato la cattura. «Il signor Koda non ha nulla a che fare con le nostre Forze di Auto-Difesa», ha puntualizzato Hosoda. «E' semplicemente un privato cittadino. Ne chiediamo l'immediato rilascio».

Nel video, ripreso anche dall'emittente satellitare del Qatar 'al-Jazira', i rapitori sostengono tuttavia che l'ostaggio è un «infedele» appartenente alle «forze giapponesi in Iraq», espressione che sembra alludere a un qualche suo rango di tipo militare; lo accusano inoltre di essere sì entrato nel Paese dalla Giordania, ma di essere prima passato per Israele: circostanza da non escludere a priori, e che i guerriglieri sembrano citare come per sostenere che si tratti di una spia. Nel filmato precisano inoltre di trattenerne i documenti, e di non intendere divulgarne l'identità «finché la sua famiglia e il governo del Giappone non lo avranno riconosciuto».
Koizumi ha comunque subito escluso l'eventualità di ritirare il contingente nipponico dall'Iraq, adibito peraltro a compiti esclusivamente umanitari e logistici. «Non dobbiamo cedere al terrorismo», ha sottolineato il capo dell'esecutivo.
Il ministro degli Esteri, Nobutaka Machimura, ha nondimeno lanciato un appello ai sequestratori affinché liberino al più presto il detenuto, richiamandosi alla «amicizia» tra i due popoli. Koda è il sesto giapponese preso in ostaggio in Iraq: in aprile furono catturati prima tre operatori umanitari, tra cui una donna, e poi due giornalisti, tutti poi lasciati andare sani e salvi. Il mese seguente due ulteriori giornalisti furono invece assassinati; la stessa sorte era già toccata l'anno scorso ad altrettanti diplomatici di Tokyo.

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