Lunedì 17 Dicembre 2018 | 06:26

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La contestazione di studenti, ricercatori e lavoratori: «siamo precari già sui banchi di scuola, lo saremo anche sul lavoro»

MILANO - «Siamo precari già da ora che sediamo ancora dietro i banchi di scuola». Così Giulia, studentessa dei Collettivi di Milano, spiega il motivo per cui centinaia di ragazzi dei licei milanesi, 300 per la questura, stanno manifestando di fronte al teatro Strehler dove sono attesi il ministro all'Istruzione e Ricerca universitaria, Letizia Moratti, e il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, per una giornata dedicata a «Orientagiovani», l'orientamento per gli studenti verso il mondo del lavoro: uno stimolo a intraprendere la via della ricerca e delle materie scientifiche.

«Gli stage - spiegano i ragazzi dei Collettivi studenteschi- sono uno strumento di precarietà e una forma di sfruttamento del lavoro gratis». A suon di musica reggae e con slogan urlati da dietro i megafoni, i ragazzi della sinistra studentesca lanciano rotoli di carta igienica per protesta contro la riforma Moratti. Con loro anche gli universitari, celati dietro mascherine da panda, per protestare contro la 'messa in esaurimento del ruolo dei ricercatori che, come i panda, sono in via d'estinzione». Gli universitari si oppongono alla riduzione del numero dei docenti e chiedono di ritirare il disegno di legge delega e riprender e il tavolo tecnico con la discussione della nuova riforma.

In piazza insieme agli studenti per manifestare contro «una formazione creata su misura per le industrie, ma che non garantisce il posto fisso», anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese che aderiscono al Cub. «Bisogna garantire un'occupazione stabile degli attuali dipendenti e una prospettiva di lavoro per le generazioni future, il mantenimento e lo sviluppo del settore auto - chiedono i lavoratori - siamo contrari al licenziamento dei padri e alla precarietà dei figli».
I lavoratori di Arese in cassa integrazione, che giovedì attendono la firma per la cessione dei terreni di Arese ai quattro comuni interessati, chiedono il ritiro delle procedure di mobilità per gli impiegati delle Carrozzerie e della cassa integrazione per gli addetti alla produzione del motore sei cilindri. Anche loro rivolgono un appello a Montezemolo perché assicuri la stabilità e la qualità del lavoro in fabbrica.

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