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I guerriglieri iracheni: «La volontaria britannica non è nelle nostre mani»

LONDRA - Dopo i drammatici appelli in video, un silenzio carico di paure. La sorte di Margaret Hassan, Margaret Hassan, rapita in Iraq l'operatrice umanitaria anglo-irachena rapita a Baghdad tiene la Gran Bretagna con il fiato sospeso, una vicenda nella quale non si sa neanche chi siano i sequestratori della funzionaria di "Care International".
Oggi responsabili di cinque diversi gruppi della guerriglia di Falluja hanno affermato di non avere in ostaggio Margaret, sequestrata martedì scorso. «Questa donna lavora per un'organizzazione umanitaria. Non avrebbe dovuto essere sequestrata», ha detto un emiro (comandante) di un gruppo di guerriglieri della città sunnita, intervistato con altri quattro capi guerriglieri a Falluja. «E non ci risulta - hanno aggiunto - che Hassan sia nelle mani del gruppo di Abu Musab al Zarqawi», il capo integralista legato a Osama Bin Laden.
Il gruppo di Al Zarqawi ha rivendicato numerosi attacchi, sequestri e decapitazioni di ostaggi stranieri, tra i quali due americani e del britannico Ken Bigley il mese scorso. Ma da questa organizzazione non è emerso alcun segnale che indichi una responsabilità nel sequestro Hassan.
I servizi britannici, che hanno analizzato il video in cui la donna chiede tra l'altro a Londra di non spostare le sue truppe verso Baghdad, com'è stato deciso, pensano che i sequestratori non siano integralisti islamici, come nel caso dell'ostaggio Bigley: la donna appare infatti con il capo scoperto, non indossa la tuta arancione che, secondo il gruppo di Al Zarqawi, è simbolo delle sofferenze dei membri di Al Qaida incarcerati a Guantanamo ed è diventata parte del macabro rituale di morte inscenato dai terroristi.
Questi indizi fanno sperare che Margaret Hassan sia prigioniera di un gruppo di estorsori alla ricerca di un riscatto, anche se non si può escludere che possa essere ceduta da questi ad organizzazioni militanti.
Un sequestro non appoggiato dalla guerriglia, in ogni caso.
«Ha vissuto trent'anni in Iraq ed era un'operatrice umanitaria. La resistenza non l'ha rapita poiché ciò avrebbe lasciato una cattiva impressione della resistenza irachena nel mondo», ha detto uno dei comandanti intervistati.
Hassan, per la cui liberazione ha lanciato un appello anche il marito, che è iracheno, è l'ottava donna straniera a essere stata sequestrata in Iraq. Tutte le altre, comprese le due italiane Simona Pari e Simona torretta, sono state rilasciate.
Intanto, sequestro Hassan a parte, Blair è sotto il fuoco incrociato dei conservatori per la sua gestione della guerra e l'ultima controversa decisione sul ridispiegamento delle truppe.
Contro di lui sono scesi in campo l'ex primo ministro John Major e il suo vice Lord Heseltine. Quest'ultimo è stato particolarmente duro: «Penso che abbia mentito sulla situazione in Medio oriente. Ci hanno detto che c'era una minaccia. Ci hanno detto che c'erano armi di distruzione di massa. Ma non c'erano armi. Non c'era alcuna minaccia».
Per Heseltin, la decisione di inviare nei pressi di Baghdad 850 militari del reggimento Black Watch in aiuto degli americani è una decisione «sbagliata» dal punto di vista militare e va vista come una mossa per aiutare George W. Bush nella campagna elettorale.
Per Major ci vorranno «molti, molti anni» prima che le truppe britanniche siano in grado di lasciare l'Iraq e prima che l'opinione pubblica torni a fidarsi di Blair.
Patrizio Nissirio

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