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Donne soldato nelle fila italiane: sempre di più e sempre più operative

ROMA - Sempre più donne nelle Forze armate italiane, e sempre più «operative». Sono ormai quattro anni che le caserme si sono tinte di rosa e il bilancio è «fortemente positivo», dice la Difesa.
Alla «Integrazione del personale femminile» è dedicato un capitolo della «Relazione sullo stato della disciplina militare e dell'organizzazione delle Forze armate», relativa all'anno 2003, consegnata in questi giorni dal ministero della Difesa al Parlamento. Si comincia con le cifre. Al 31 dicembre scorso le donne soldato in servizio in Italia erano 1.736: 465 ufficiali, 384 sottufficiali e 887 volontarie in ferma breve. Dai primi arruolamenti avvenuti nel 2000 ("un cambiamento epocale per il mondo militare e civile") la presenza femminile è «in costante aumento» L'Italia, ultimo dei Paesi Nato ad aprire le caserme alle donne, si è dotata di un sistema normativo che, «ha risposto sia alle aspirazioni femminili che alle esigenze delle Forze armate». Un sistema che prevede un "tetto" all'arruolamento delle donne, dovuto anche al fatto che gli adeguamenti infrastrutturali dei vari reparti non sono ancora tutti completati. Ma la Difesa intende superare ("verosimilmente nel 2007") questo meccanismo delle «aliquote percentuali» in favore della "selezione unica": un meccanismo, cioè, «che consenta alle Forze armate di disporre di un sistema interamente professionale alimentato da personale altamente selezionato, addestrato e motivato, indipendentemente dal sesso».
Riguardo all'impiego, il ministero della Difesa sottolinea che finora «non vi sono state preclusioni» nell'assegnazione delle donne ai diversi tipi di incarico, compresi quelli «ad alta connotazione operativa», pure in missioni delicate: dal Kosovo all'Albania, dall'Afghanistan all'Iraq. E «le risultanze di questo impiego sono state fortemente positive». Le soldatesse, infatti, «hanno operato a fianco dei loro colleghi uomini senza incontrare particolari difficoltà, assolvendo nel migliore dei modi ai compiti che gli sono stati affidati». Proprio grazie a loro, afferma la Difesa, è stato possibile svolgere attività operative particolari, come le perquisizioni di donne. E la sensibilità della componente femminile dei contingenti ha dato un contributo importante «nell' instaurare e mantenere buoni rapporti con le popolazioni locali».
Le donne soldato italiane, dopo soli quattro anni, hanno fatto crollare vecchi baluardi del 'machismò militare. Le trovi tra gli artificieri, i carristi, i fucilieri, i guastatori, i piloti di mezzi cingolati, e le valutazioni fornite dai comandi militari - sia per l'addestramento, sia per l'impiego - «sono molto lusinghiere», osserva la Difesa. Infatti, sia nelle scuole che nei reparti, le soldatesse «si sono bene integrate e non hanno incontrato particolari difficoltà nell'adeguarsi alla vita militare». Hanno svolto «tutti i compiti loro assegnati, anche quelli più disparati, mettendosi in mostra per determinazione, motivazione e notevole impegno».
Restano comunque due ambiti, di fatto, ancora off limits alle donne: le forze speciali e i sommergibili. Nel primo caso, a quanto pare, l'esclusione sarebbe dovuta alla carenza dei requisiti fisici indispensabili per dei commandos; nel secondo, alla obbligata promiscuità di ambienti tanto ristretti. Ma anche in questi casi ci potrebbe essere presto una svolta. Lo stesso ministro Martino, qualche tempo fa, pur lasciando ai tecnici l'ultima parola, «da profano» ha già detto che «le donne possono fare meglio quello che fanno gli uomini. Negli Stati Uniti hanno ad esempio scoperto che sugli aerei resistono a velocità superiori a quelle sopportate dai maschi».
Anche da parte dei militari non ci sono obiezioni di principio: «se una donna vuole far parte di un corpo d'elite e supera le stesse prove degli uomini, nessun problema».
E i sommergibili? Anche in questo caso i vertici della Marina hanno di recente mostrato un atteggiamento di apertura. «E' possibile, in prospettiva potrebbe accadere». In Francia e in Germania, per non andare lontano, del resto già avviene.

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