Sabato 15 Dicembre 2018 | 06:20

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Ramadan, la vita di un Iman nell'esercito

BAGHDAD - Abdel Rashid Mohammad, primo Imam nella storia dell'esercito degli Stati Uniti, ha cominciato oggi in Iraq il mese sacro del Ramadan assieme a un pugno di soldati combattuti tra la loro religione, che vieta loro di uccidere musulmani, e il dovere verso la patria. «E' assai duro per un musulmano essere in Iraq con un'arma in mano. Non si ricava alcuna fierezza dalla morte degli altri», afferma l'Imam, 51 anni, in divisa come gli altri soldati Usa.
A differenziarlo dai commilitoni è il nome, sulla mimetica, scritto in arabo, lingua peraltro che Mohammad, figlio di battisti convertitosi all'Islam all'età di 15 anni, conosce solo attraverso lo studio del Corano.
All'arrivo in Iraq, otto mesi fa, disse di voler incontrare religiosi locali e «andare alla preghiera del venerdì in una moschea del posto», desideri impossibili da realizzare per ragioni di sicurezza. «E' molto difficile essere musulmano e americano qui», afferma Mohammad, un nero americano padre di sette figli, adducendo il conflitto tra solidarietà verso i correligionari e fedeltà al proprio Paese. Per rompere l'isolamento del gruppetto di soldati americani di stanza a Camp Cooke, a nord di Baghdad, dove officia, sheikh Mohammad ha deciso di invitare, tutti i sabati del Ramadan, 20-25 membri delle forze di sicurezza irachene per un Iftar, la cena che interrompe il digiuno.
«Tra i 15.000 militari di Camp Cooke, ci sono una quindicina di soldati americani musulmani, oltre a operai pachistani e giordani. In totale, un centinaio di fedeli frequentano abitualmente la moschea», racconta l'Imam.
E proprio la moschea è il suo orgoglio, in quanto simbolo dell'intesa tra americani e iracheni. «Un fratello iracheno ha anticipato il denaro per ricostruire questa moschea di Taji (nome iracheno di Camp Cooke), qui dove sorgeva un sito militare del regime di Saddam Hussein», spiega.
Mohammad è consapevole che l'eccezione conferma la regola e che in Iraq domina l'ostilità verso le Forze armate americane, come pure che l'occupazione militare viene percepita come una presenza «cristiana» in terra musulmana. Ieri, alla vigilia del Ramadan, un doppio attentato suicida ha violato la superprotetta 'zona verdè, nel centro di Baghdad, uccidendo diverse persone.
«I kamikaze non sono mujaheddin, combattenti di Dio, in quanto uccidono musulmani, cosa che è vietata dal Corano», afferma, scagliandosi contro i mandanti degli attacchi. «I kamikaze sono giovani e vulnerabili, ma quelli che li incitano a morire promettendo loro il Paradiso e 70 vergini sono emissari di Satana», sottolinea. «La gente qui tratta tutti gli americani come 'infedeli'. Li invito a esaminare meglio il nostro Paese; ci sono da 8 a 10 milioni di musulmani negli Stati Uniti», aggiunge Mohammad, convinto peraltro che lo sforzo deve essere reciproco e che i militari americani devono essere sensibilizzati sugli usi e costumi dell'Iraq. A tal fine, l'Imam ha fatto stampare un opuscolo sul Ramadan, intitolato 'Una guida per i soldati', e provvederà a far distribuire dolciumi e matite colorate tra i bambini di Baghdad per l'Id el Fitr, la festa che segnerà, a metà novembre, la fine del mese di digiuno e preghiera.

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