Lunedì 21 Gennaio 2019 | 09:29

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Chi è Mario Luzi

ROMA - La figura di Mario Luzi, nato a Firenze il 20 ottobre del 1914, e che dunque compie 90 anni a pochi giorni dalla notizia della nomina a senatore a vita, cresce vieppiù nel tempo, affermandosi come una delle presenze poetiche italiane contemporanee di più ampia risonanza. Con Ungaretti, Montale e Caproni, tutti scomparsi, è certamente Luzi il poeta italiano del Novecento più interessante e alto e su di lui si è appuntata l' attenzione di saggisti ed esegeti per puntualizzarne ascendenze, linea di sviluppo, coerenza, struttura, temi, linguaggio, oltre che di impegno civile, in quel connubio di vita e letteratura teorizzato da Carlo Bo (anche lui diventato a suo tempo senatore a vita) negli anni trenta. Già De Robertis e proprio Bo avevano riconosciuto sin dall'inizio in Luzi la rara e altissima vena di spiritualità che ne aveva fatto una sorta di "vox clamans in deserto" in un' epoca, e soprattutto in una cultura come quella italiana del dopoguerra, d'impronta più concreta e realista. La sua ricerca dell'anima del mondo non è solo quella propria della poesia alla ricerca del senso intimo delle cose, ma anche quella di un credente che cerca una presenza in ogni manifestazione della vita, della natura, del mondo, trovandola come forza positiva, nonostante tutto. In anni antichi, la poesia di Luzi era stata giudicata, da certa critica, aristocratica e complessa, difficile e addirittura anacronistica rispetto ai tempi e al fervore ideologico imperante. Ma alcune cose non sono cambiate se ancora oggi, per ragioni diverse da allora, Cordelli annota a proposito del "Viaggio" di Simone Martini, «Qui il sublime attinge a vette a me inaccessibili, aureolate, misteriose».
Nessuno come Luzi si è saputo sottrarre al conformismo più imperante, e dal suo tono illustre emerge la cifra ermetica e arcana, il segno di una straordinaria ricchezza interiore e di una superiore intensità di accento. Molteplici i temi che sono alla base della lineare e conseguentè ispirazione della poesia di Luzi, ma ancora più importante è l'esemplare resa sul piano tecnico espressivo, oltre al rigore e alla coerenza del pensiero che lo sottende da sempre in una evoluzione organica, sia sul piano artistico sia su quello spirituale.
Lontano è il tempo in cui Luzi sosteneva che il petrarchismo ispirava la sua opera; decantato il periodo legato agli anni pur proficui del fascismo e l'esperienza più ermetica. "Quaderno gotico", "Primizie del deserto", "Onore del vero", "Gusto della vita", per citare suoi titoli, sono le prove del momento solare della sua poesia della maturità, dell' intima coerenza della sua vicenda spirituale, da mettere in riscontro alla storicismo laico montaliano. A conferma di quanto Luzi si sia allontanato dagli inizi orfici e immaginifici, ci sono raccolte come "Nel magma", "Dal fondo delle campagne", "Vicissitudine e forma", e soprattutto poi quel primo testo teatrale "Ipazia", col suo timbro corale di canto antico e rivoluzionario a un tempo, cui tanti altri sarebbero seguiti, trovando anche la via della scena. Col passare del tempo, sempre più, il rapporto tra letteratura e vita si è fatto inscindibile, la religiosità totale, tanto che, nel momento stesso in cui sembra circoscrivere e limitare l' esperienza, in realtà la scandisce ed esalta, come nel "Viaggio celeste e terrestre di Simone Martini" (in cui la vicende artistica del poeta si riflette e indaga in quella del pittore), e riflettendo con serena coscienza anche sul tema della fine, come nel recentissimo "Dottrina dell'estremo principiante", pubblicato dall'editore di tutta la sua opera, Garzanti. Nel 1998 è uscito anche un Meridano Mondadori dedicato ai suoi versi, dagli inizi de "La Barca" al "Viaggio" di Simone Martini.

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