Giovedì 13 Dicembre 2018 | 10:46

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Non serve il parere della Corte costituzionale italiana

BRUXELLES - L'avvocato generale della Corte di giustizia delle comunità europee ha affermato che si dovrebbe «disapplicare» la legge sul falso in bilancio del 2002 di cui si è avvalso Silvio Berlusconi qualora i «giudici del rinvio» ne constatassero l'incompatibilità col diritto comunitario alla luce delle conclusioni formulate oggi.
E' quanto emerge dal comunicato della corte di Giustizia dell'Ue in cui si precisa che secondo l'avvocato generale non è necessaria una pronuncia della Corte costituzionale italiana.
«Come osserva l'avvocato generale nelle sue conclusioni - si afferma infatti nella nota - spetta ai giudici del rinvio valutare, nel caso concreto, se le nuove disposizioni penali corrispondano ai requisiti di diritto comunitario esposti». «I giudici nazionali, in presenza di una legge penale più favorevole adottata successivamente alla commissione del reato, in tutto o in parte incompatibile con i precetti del diritto comunitario, sarebbero tenuti a dare applicazione al diritto comunitario e a disapplicare la legge penale più favorevole», viene aggiunto nel testo in cui subito dopo si afferma ancora: «Non sarebbe necessario, a tale scopo, rivolgersi prima al giudice costituzionale nazionale».
Oggetto del contendere, ricorda il comunicato sulle cause riunite intitolate «Silvio Berlusconi e a.» (e altri), l'imputazione dell'attuale presidente del Consiglio e altre persone «dinanzi ai giudici italiani per falsi in bilancio che avrebbero commesso prima del 2002, anno di entrata in vigore delle nuove disposizioni penali italiane relative all'ipotesi di falso in bilancio». «Secondo i giudici penali italiani competenti l'applicazione delle nuove disposizioni penali - viene ricordato ancora - avrebbe come conseguenza l'impunità degli imputati. Il legislatore italiano avrebbe infatti reso più complessa l'azione penale rispetto alla normativa precedente, in particolare introducendo soglie di tolleranza percentuali, termini di prescrizione più brevi e il presupposto della querela».
I giudici italiani, viene ricordato ancora, «nutrono dubbi sulla compatibilità di tale modifica legislativa con il diritto comunitario» e vorrebbero sapere dalla Corte se ai sensi delle direttive europee «la pubblicazione di un bilancio falso vada equiparata all'omessa pubblicazione dello stesso, e che tipo di sanzioni debbano comminare gli Stati membri per l'ipotesi di falso in bilancio».

Nel commentare l'opinione dell'avvocato generale della corte di giustizia europea, che ha oggi espresso parere negativo sulla legge italiana che modifica il falso in bilancio, la Commissione europea ha notato che «l'avvocato generale adotta la nostra stessa posizione».
Dopo aver ricordato che si tratta solo di un'opinione e pertanto Bruxelles attende ora la sentenza definitiva, il portavoce Jonathan Todd ha sostenuto: «Possiamo notare che nelle sue conclusioni l'avvocato generale adotta le posizioni espresse dalla Commissione durante l'audizione. E cioè - ha aggiunto - che la direttiva europea sulla contabilità delle imprese obbliga gli stati membri ad avere sanzioni proporzionate e dissuasive quando i conti pubblicati sono falsi».
«Questa è l'opinione dell'avvocato generale, non della Corte - ha sottolineato Todd rispondendo a una domanda -. Tuttavia, vorrei dire che nelle conclusioni, la posizione adottata è la stessa di quella espressa dalla Commissione durante le udienze, cioè che la direttiva europea sulla contabilità delle imprese obbliga gli Stati membri ad avere sanzioni che siano proporzionate e dissuasive quando i conti pubblicati sono falsi in modo che tutte le parti siano protette».
Le direttive dell'Unione «danno la possibilità agli Stati membri di non applicare sanzioni nel caso in cui vengano pubblicate informazioni false - ha proseguito il portavoce del Commissario al Mercato Interno, Frits Bolkestein -. Tuttavia, le direttive impongono agli Stati membri di applicare condizioni severe a questa esenzione e l'avvocato generale ha appoggiato la Commissione anche su questo punto».
Todd ha quindi osservato che l'avvocato generale ha appoggiato la Commissione sul fatto che non può esserci una prescrizione disegnata in modo tale che nessuno paghi la penale. «Ci hanno dato ragione su tutti questi punti - ha concluso -, ma dobbiamo comunque aspettare la sentenza della Corte».

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