Sabato 15 Dicembre 2018 | 10:55

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Le regole e i criteri per i preti in tv

ROMA - Gli interventi di preti e religiosi in tv, e negli altri mezzi di comunicazione di massa, dovranno essere valutati «caso per caso», in accordo «almeno presunto» con il proprio vescovo, evitando la partecipazione a «programmi di mero intrattenimento» o che per la «loro collocazione e per le modalità espressive, possano essere tacciati di superficialità o di futilità». Sono le indicazioni previste dal direttorio sulle comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, presentato oggi a Roma, che sottolinea la necessità di una «estrema cautela» che gli uomini di chiesa devono avere «nello scrivere, nel rilasciare interviste e anche nell'accettare di partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive».
Il documento della Cei sottolinea che «una presenza qualificata e in contesti adeguati può essere valida e da promuovere» ma sottolinea che «nessuno, tuttavia, ha il diritto di parlare a nome della Chiesa, o se lo fa, deve essere investito di tale incarico». Anche perché se è vero che tutti nella comunità ecclesiale sono chiamati ad esercitare il «nativo diritto di esprimere liberamente le proprie idee», con «atteggiamento costruttivo, con franchezza», allo stesso modo, ognuno deve avere «l'avvertenza di evitare atteggiamenti e interventi pubblici che possano nuocere alla verità, alla comunione e all'unità del corpo ecclesiale». Viene ricordato, infatti, che non è raro l'uso strumentale degli interventi di singoli e gruppi, utilizzati per «creare divisioni e pretestuose contrapposizioni nella chiesa».
Soprattutto quando i media diffondono la verità cristiana, tutti sono chiamati ad utilizzarli con «grande oculatezza, soprattutto quando si tratta di contenuti essenziali delle fede e della morale».
Secondo il direttorio, «chi interviene abitualmente sulla stampa o partecipa in maniera continuativa a trasmissioni radiofoniche o televisive che illustrano la dottrina cristiana» deve richiedere «la licenza all'Ordinario proprio o del luogo». Criteri che si applicano a tutti i media e alle «nuove forme di comunicazione». Non solo, ma è anche opportuno che quanti intervengono attraverso i media «consultino preventivamente» a seconda dei casi gli Uffici per le comunicazioni sociali nazionale o diocesani.
Un'attenzione particolare è stata riservata anche alla trasmissione della MESSA IN TV: occorre operare per il continuo perfezionamento dei contenuti e tecnico delle trasmissioni tv e radio nella vita religiosa.
Ma va evitata ogni equiparazione tra le messa trasmessa dai media, un fatto pur importante per anziani e malati, e la partecipazione diretta. Per questo risulta forviante trasmettere celebrazioni sacramentali in differita o in modo ripetitivo attraverso i media. La messa deve essere autorizzata dall'ordinariato del luogo e preparata adeguatamente seguendo i criteri stabiliti dall'autorità ecclesiastica. Nel caso di trasmissioni abituali, è necessario predisporre una convenzione tra la diocesi o la conferenza episcopale e l'emittente.

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