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Italia, insegnanti di materie scientifiche a rischio estinzione

ROMA - Insegnanti di materie scientifiche, dalla matematica alla fisica e la chimica, a rischio estinzione: «Nell'arco di pochi anni, infatti, ci troveremo in una gravissima carenza di docenti per tali materie, con pesanti conseguenze sul sistema formativo». A lanciare l'allarme è stato oggi il presidente della Conferenza nazionale dei presidi di facoltà di Scienze e Tecnologie, Enrico Predazzi, in occasione della presentazione del Progetto Lauree scientifiche promosso dal ministero dell'Istruzione.
Sarà proprio questa infatti, ha sottolineato Predazzi, la prima grave conseguenza del forte calo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche registratosi negli ultimi anni in Italia. Una mancanza di appeal, quella del mondo scientifico nei confronti dei giovani, che minaccia dunque di destabilizzare lo stesso sistema formativo. Ma c'è anche un'altra faccia del problema: la fuga dei 'cervelli' all'estero continua, ha denunciato Predazzi, e questo sta portando ad un «rischioso impoverimento del sistema Italia».
Uno sguardo ai dati, ha sottolineato l'esperto, basta a rendere l'idea della gravità del problema: Le iscrizioni ai corsi di laurea in Chimica, Fisica e Matematica ha registrato, negli ultimi 15 anni, una flessione media di oltre il 50%. Così, per la Matematica, si è ad esempio passati dalle 4.396 immatricolazioni del 1989 a 1.848 nel 2004; per la Fisica da 3.216 a 1.974 e per la Chimica da 2.274 a 1.869 (mentre le facoltà letterarie sono passate da circa 270.000 immatricolati a oltre 380.000 negli ultimi 10 anni). In altre parole, ha spiegato Predazzi, «alla tenuta di alcune aree, come le scienze biologiche e informatiche, e alla crescita di altre come le biotecnologie - passate da 48 immatricolazioni nel 1994 a oltre 4.200 nel 2003 - ha fatto da contraltare il crollo delle cosiddette scienze dure, dalla matematica alla fisica alle scienze geologiche, alla base della formazione degli scienziati e dei docenti di materie scientifiche». A ciò si aggiunge una carenza di investimenti in ricerca e sviluppo che, ha sottolineato l'esperto, ci pone in controtendenza rispetto ad altri paesi europei: si pensi alla Finlandia e alla Gran Bretagna, dove ad un pesante investimento in high-tech a partire dagli anni '90 è corrisposto un forte incremento del Pil, nell'ordine di oltre l'80%.
Ma dal presidente dei presidi delle Facoltà scientifiche arriva anche un invito a migliorare le condizioni di lavoro dei ricercatori italiani: «Fino a quando formeremo ricercatori validi ma lasceremo che altri ce li portino via con offerte migliori - ha detto - non risolveremo il problema. Il fatto è che in Italia - ha aggiunto Predazzi - manca l'humus nel quale far prosperare la ricerca». Senza parlare del danno economico: «Ogni ricercatore che emigra per trovare condizioni migliori - ha ricordato - sarà costato non meno di 250.000 euro per la sua formazione scolastica e scientifica». Da qui l'appello al ministro Moratti: «E' indispensabile cominciare a fornire retribuzioni competitive e mezzi adeguati ai nostri ricercatori». Quanto ai rimedi al più generale problema della crisi in vocazioni scientifiche, l'Ocse «ha istituito un gruppo di lavoro che entro un anno fornirà raccomandazioni ai governi - ha concluso Predazzi - ma il Progetto lauree scientifiche, soprattutto per la stretta collaborazione tra governo e università e industria, ha le premesse per essere un ottimo punto di partenza».

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