Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:51

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Alla «Sapienza» ricerca in lotta

ROMA - «No al precariato fino a cinquant'anni» e «no ad un disegno di legge che distrugge la ricerca e impoverisce l'università pubblica». La voce dei ricercatori si fa sentire nell'aula «Amaldi» della facoltà di Fisica della Sapienza. Ad arringare la folla di ricercatori, precari, docenti e anche studenti è il prorettore dell'Ateneo, Gianni Orlandi. «Abbiamo ricomposto una unità accademica perchè anche gli studenti hanno capito che è in gioco il loro futuro», tuona affermando che la mobilitazione è ampiamente condivisa e non corporativa. Il disegno di legge firmato Moratti, a suo giudizio, «rappresenta la punta dell'iceberg di una linea politica sulla ricerca che va dalla disattenzione all'attacco frontale all'università pubblica». La richiesta, dunque, è quella del ritiro del disegno di legge di riforma dello stato giuridico dei docenti, che «rappresenta un attacco all'università e non fa nessun riferimento alla ricerca.
Rischiamo - sostiene ancora Orlandi - di avere quale riferimento il modello Cepu, quello di un superistituto privato invece di una università pubblica di qualità». Con il disegno di legge, avverte ancora, «si aboliscono i ricercatori, li si sostituiscono con i precari proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di nuovi ingressi e di uno sbocco di carriera per i giovani. Chiediamo che il Parlamento blocchi il disegno di legge - afferma tra gli applausi - che si apra una fase nuova, con una legge sullo stato giuridico seria che preveda oneri e diritti, riveda l'accesso alla carriera e con un sistema di valutazione premiante». E ancora, le richieste dei ricercatori, sono per «investimenti, strutture, uomini» e cifre diverse e ben maggiori da quelle previste dalla legge Finanziaria. Un accenno di critica, dal pro-rettore, verso il livello istituzionale dell'Ateneo, la sottolineatura dell'assenza del rettore D'Ascenzo da un impegno a fianco dei ricercatori in lotta. «Serve - dice - un impegno nuovo della Sapienza, della Conferenza dei rettori. Il senato accademico decida una giornata istituzionale di mobilitazione, il nuovo rettore ponga fra i suoi compiti un cambio di passo rispetto a questi problemi».
Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori, ricorda la diffusione generalizzata della mobilitazione: 35 atenei coinvolti con 150 mozioni dei senati accademici e delle facoltà; sospensione delle lezioni, della didattica e delle supplenze contro un disegno di legge che «riduce drasticamente il numero dei docenti, sopprime il ruolo dei ricercatori universitari, introduce il ruolo docente ad esaurimento, abolisce la distinzione fra tempo pieno e tempo definito, penalizza il ruolo pubblico dell'università». Un disegno di legge che, sottolinea Merafina, «si propone l'eliminazione di almeno ventimila ricercatori e docenti, che diffonde il precariato e privilegia, non a caso, le facoltà economiche e giuridiche rispetto a quelle scientifiche».
Intervengono i politici del centrosinistra; il centrodestra non c'è, nonostante i ricercatori in lotta abbiano più volte sottolineato che «la battaglia contro il ddl è di merito e non politica». Walter Tocci (Ds), promette che l'opposizione farà di tutto perchè il ddl non sia discusso in parlamento a dicembre. «Abbiamo tempo davanti a noi - afferma -, tempo che ci consentirà di allargare la mobilitazione e fare che sia compresa da tutti i cittadini. Daremo battaglia perchè si sblocchino risorse economiche e si assuma». E una battuta la riserva all'eliminazione, contenuta nel disegno di legge, della distinzione fra tempo pieno e tempo definito: «siamo contrari, non vogliamo l'esportazione del 'modello Taormina all'università». Per la deputata di Rifondazione Comunista Titti De Simone, il ministro Moratti ha ottenuto almeno un risultato, quello di «unificare dopo vent'anni la protesta negli atenei. Studenti e professori sono insieme nella lotta contro un disegno di legge». A suo giudizio «mandare ad esaurimento i ricercatori è una bestemmia. Le controriforme del ministro Moratti, i tagli, il blocco delle assunzioni vogliono dire almeno due generazioni di ricercatori mandate allo sbaraglio, vogliono dire il declino culturale dell'Italia, grave e pericolosissimo. Faremo di tutto - promette - perchè questo disegno di legge non arrivi in discussione».
Willer Bordon, capogruppo della Margherita, porta le adesioni di tutti i capigruppo dell'opposizione alla protesta dei ricercatori e stigmatizza l'assenza dei parlamentari della maggioranza: «è un peccato - sottolinea -, si sarebbero resi conto che questa non è una battaglia corporativa, che è una battaglia per il futuro del paese, perchè c'è futuro solo se si investe nell'economia e nella conoscenza». La collega della Margherita, Albertina Soliani, capogruppo in commissione Istruzione di palazzo Madama si augura che «il ddl sia fermato alla Camera e al Senato non arrivi neppure» e riferisce che in commissione Istruzione è stata approvata all'unanimità una risoluzione che ribadisce il ruolo pubblico dell'università. «Sfidiamo i colleghi della maggioranza alla coerenza». Quanto al ministro, secondo Soliani «stupisce, ed è gravissimo, che sembri non accorgersi affatto del grido d'allarme che viene dalle università, che è un grido che riguarda l'intero paese e ruota intorno ad una nuova idea di libertà, una libertà che rischiamo di perdere».
A contrastare, almeno in parte, la voce della politica, gli interventi degli studenti. Massimo Costantini, rappresentante degli iscritti a Scienze e Informatica e numerosi suoi colleghi, pur solidarizzando con la protesta, rivendicano più attenzione per la categoria che rappresentano e mettono in guardia la politica: «no alla tentazione di fare campagna elettorale nelle aule universitarie».

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