Martedì 18 Dicembre 2018 | 23:54

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Armi distruzione di massa in Iraq, Londra riconosce i suoi errori

LONDRA - Il governo britannico oggi ha formalmente ritirato la controversa affermazione che l'Iraq avesse armi chimiche e biologiche pronte ad essere impiegate in 45 minuti. In una dichiarazione alla Camera dei Comuni, il ministro degli Esteri Jack Straw ha tuttavia insistito che l'ormai screditato dossier dei servizi segreti diffuso nel settembre del 2002 «era basato sulle migliori informazioni disponibili all'epoca».
La dichiarazione del ministro, alla quale diversi parlamentari di tutti gli schieramenti hanno replicato con interventi critici, era un atto dovuto dopo che la settimana scorsa l'Iraqi Survey Group (Isg), un gruppo di lavoro messo in piedi dalla Cia per dare la caccia alle armi di distruzione di massa di Saddan Hussein, aveva concluso che al momento dell'invasione anglo-americana l'Iraq non possedeva armi nucleari, chimiche o biologiche o piani concreti per produrle.
Malgrado ormai da tempo sia chiaro che quelle armi non esistevano, il doversi presentare davanti al Parlamento e formalmente ritirare un'affermazione rivelatasi palesemente falsa sulla quale il governo aveva però costruito il suo caso per la guerra, è stato un passaggio notevolmente imbarazzante per il ministro e, anche se non era in aula, per il premier Tony Blair.
Ma Straw ha comunque mantenuto il punto: «non accetto, neppure lontanamente, che abbiamo sbagliato ad agire come abbiamo fatto nelle circostanze di allora», ha insistito il ministro, aggiungendo: «Anche dopo aver letto tutte le dettagliate prove dell'Isg, è ancora difficile credere che un regime possa aver agito in modo così autodistruttivo pretendendo di avere armi vietate, che in effetti non aveva».
Pacata, ma puntuale, è stata la replica di Robin Cook, l'ex ministro laburista dimessosi dal governo perchè contrario all'invasione dell'Iraq. «Se si fosse concesso agli ispettori dell'Onu il tempo in più che chiedevano» sarebbe emerso che l'Iraq non rappresentava un pericolo, ha detto, l'ex capo della diplomazia citando inoltre fonti del ministero della Sanità iracheno secondo le quali due terzi dei civili iracheni uccisi negli ultimi sei mesi sono morti per i bombardamenti della coalizione.
Critiche anche dall'opposizione. Il ministro degli Esteri ombra, il conservatore Gary Streeter ha chiesto le scuse del governo per il modo come le informazioni dei servizi segreti sulla minaccia irachena sono state utilizzate, mentre il liberal democratico Menzies Campbell ha detto che il rapporto dell'Isg dimostra che l'Iraq non rappresentava «un pericolo reale e presente» come aveva detto Blair chiedendo al Parlamento il via libera alla partecipazione britannica all'invasione.
Nel suo intervento il ministro Straw ha anche parlato dell'uccisione dell'ostaggio britannico Kenneth Bigley in Iraq, definendo il sequestro e l'assassinio «atti di barbarie estrema». Il capo del Foreign Office ha quindi confermato che una persona aveva preso contatto all'inizio della scorsa settimana con l'ambasciata britannica a Baghdad offrendo la sua intermediazione nel caso.
«Abbiamo scambiato messaggi con i sequestratori per persuaderli a non uccidere Bigley. Ma mai hanno abbandonato la loro richiesta di rilasciare le donne prigioniere in Iraq, anche se sapevano benissimo che non ci sono donne nostre prigioniere in Iraq», ha sottolineato, evidenziando come queste comunicazioni «sono pienamente in linea con la tradizionale politica del governo sui sequestri: siamo pronti a ricevere i loro messaggi, ma non possiamo negoziare con loro».
Intanto, l'ambasciata britannica a Baghdad ha ribadito oggi che sta facendo tutto il possibile per recuperare il corpo di Bigley, ma per il momento, ha precisato un portavoce di Downing Street, non ci sono informazioni sul luogo dopo potrebbe trovarsi il cadavere.
Daniela Romiti

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